Qui si parla di Rockenroll in modo leggero ma, spero, non superficiale. Rockabilly, bluesrock, punk, dark, hard, heavy(poco) funk, jazz, R&B, Ska, folk, grunge, di tutto un pop.
Qui non troverete scomuniche a questo o quell'altro, o settarismi degni di qualche setta religiosa od ideologica ma solo spunti per ascoltare, divertirsi o riflettere su ciò che è rockenroll anzi uockenuoll, come direbbe Paola Maugeri.
Buon divertimento!
I carissimi e vecchi(ssimi) Rolling, nonostante l'età e gli acciacchi, continuano a rockare e rollare imperterriti. Ed eccoli sfornare un singolo (e relativo video) che ridicolizza larga parte della musica attuale, compresa quella rock. Un riff di chitarra esplosivo e la solita, istrionica ed irresistibile voce di Mick Jagger, Il tutto accompagnato da un video dove si ripercorre velocemente la carriera dei 5 (ormai rimasti in tre, Mick, Keith e Ron) mentre si seguono le mosse di danza di una scatenata Sydney Sweeney, una giovane attrice che è un bel pezzo di melanzana, per dirla con gli ortaggi, a dimostrazione che, oltre che il senso musicale, neppure la vista è calata ai nostri.
Insomma superconsigliato, se nun ve piace siete dei sarchiaponi
La band rock-metal degli Halestorm tornano con il loro quinto album, a seguire l'ultimo intitolato Viciuos. Il titolo dell'album è Back from the Dead, che potremmo tradurre con "ritornando dalla morte", riferimento non troppo velato al lungo periodo pandemico, che ha causato la fine dell'attività Live per sostanzialmente tutti gli artisti, con gravi conseguenze non solo economiche, ma anche psicologiche.
Il gruppo vuole farci sapere che è ancora vivo e vegeto, e pronto a dare battaglia con le sue armi preferite, grinta, velocità e abilità musicali. L'album si apre, e non potrebbe essere diversamente, con la title track back from the dead. L'urlo liberatorio di Lizzy, che appare fin da questa traccia in grande forma, è seguito da un pezzo rock metal nel classico stile del gruppo, in cui parti più dure si alternano a parti leggermente più melodiche, il testo, come il video, è ispirato al cinema e ai fumetti horror, dove letteralmente i morti tornano a vivere. Il secondo pezzo, wicked ways, ha la stessa struttura, e risulta ancora più tirato "Non chiamarmi angelo, sarò sempre una peccatrice, questo non mi fa cattiva, non sono cattiva, ma ho i mei modi disturbanti" è la dichiarazione di Lizzy. Strange Girl ha una struttura più lenta rispetto ai precedenti pezzi. Brightside è sostenuta da un classico riffettone di chitarra "continuo a guardare al lato illuminato della strada, perché anche quando diventa più scuro, abbiamo tutti bisogno di qualcosa in cui credere"
Il disco prosegue con The Steeple un pezzo che non si differenzia in modo particolare dagli altri. Con Terrible Things le atmosfere cambiano. il brano è infatti totalmente acustico, ed è una amara riflessione sulla natura umana e sulla difficoltà di cambiare, sicuramente uno dei brani più belli dell'album. My redemption non offre particolari spunti di interesse, risultando un brano nella media, Più interessante Bombshell, caratterizzato da un ritmo lento sostenuto dal basso, e da atmosfere solenni. I come First è un altro brano assolutamente potente, che può ricordare brani come Amen. Psycho Crazy, è un brano, come i due precedenti, in cui il ritmo è meno veloce senza che questo vada a discapito della potenza, che anzi ne esce rafforzata. Raise your Horns conclude l'album, e non poteva che essere una ballata possente e coinvolgente, un poco nella tradizione di Here's to us, ma con la stessa nostalgia di brani come Break in. Sicuramente il pezzo più bello del disco, caratterizzato da una eccellente prestazione vocale di Lizzy Hale.
In sostanza un altro ottimo disco da parte della band americana, non il loro migliore, e forse un poco ripetitivo nella prima parte, ma sicuramente all'altezza della loro fama e un segnale che gli Halestorm sono ben vivi e sempre sul pezzo !
David Johansen è un personaggio straordinario, non solo perché ha fatto la storia del rock con le New York Dolls, ma anche perché è stato capace di reinventarsi più di una volta, anzi, esattamente tre.
La prima reinvenzione è stata iquando decise di intraprendere una carriera solista certamente influenzata dal suo passato con le "bambole di New York" ma che ha anche toccato ambiti musicali molto lontani dal glam/punk rock della precedente band. Poi, sotto le mentite spoglie di Buster Pointdexter, si è vestito dei panni del Crooer, toccando ambiti musicali del tutto diversi. Infine negli anni 2000 ha pubblicato un paio di dischi fra il country ed il folk, per ritornare a cantare i vecchi brani dei Dolls in compagnia dell'unico altro sopravvissuto Syvain Sylvain.
Qui ci occupiano della seconda parte di carriera di David, ed in particolare del disco In Style, pubblicato nel 1979, dopo l'uscita del primo omonimo album.Seppure anche il primo disco ed il successivo Here comes the night siano lavori di ottimo livello, personalmente la palma di migliore la concedo a In Style (e al live Live it up, anche se i dischi dal vivo sono un discorso a parte). La ragione di questa mia scelta, del tutto soggettiva, è forse anche dovuta al fatto che è stato, credo, il primo disco di Johansen da me comprato, ne raccattai una copia usata nel mitico negozio Metropolis, allora situato in via Padova a Milano (ancora resiste, solo si è spostato di qualche metro) al prezzo di lire 7.500 (non ho una memoria straordinaria, semplicemente è ancora appiccicata l'etichetta). In larga parte però quello che me lo fa preferire è la varietà degli stili musicali che compongono il disco. Si parte con Melody, un pezzo molto orchestrato, una sorta di rock sinfonico, se così si può definire. A seguire il rock decisamente "dollsiano" di She, un pezzo che ti lascia senza fiato. Col terzo brano, Big City, iniziano le sorprese vere, si tratta di un brano da "big orchestra", in cui si intravede la via che David percorrerà successivamente come Buster Pointdexter. She Knew she was falling in love, è un pezzo con cadenze un po' reggae ed un po' latineggianti, molto gradevoli, mentre Swaneto Woman è un brano decisamente pop, diciamo che non è il brano migliore del disco. La seconda facciata (o sesto brano nella versione Cd) si apre con Justine, una bellissima ballata romantica, uno dei vertici del disco, ma le smancerie non durano molto, perché il brano successivo è la title track In style, e di nuovo le atmosfere sono quelle dei New York Dolls, un rock potente e primitivo che spinge a muovere i piedi e ad agitarsi sulla poltrona. You touched me too è un' altra ballata con armonica ed un ottimo arrangiamento, mentre Wreckless Crazy è di nuovo un brano rock, veloce e audace.
La chiusura è affidata a Flamingo road, un'altra ballante, drammatica e toccante, che chiude degnamente un gran disco, il cui livello è giusto abbassato da Swaneto Woman, la cui presenza nel disco può essere giustificata dalla volontà di Johansen di toccare ambiti musicali disparati, seppure l'impronta rock sia quella prevalente. Per quanto mi riguarda questo è un disco imprescindibile, e se vi piacesse vi consiglio di comprare o ascoltare anche gli altri. Non dovreste rimanere delusi.
Oggi parliamo di The Alarm, uno dei gruppi più sottovalutati della scena rock degli anni 80, che vengono ritenuti mitici per le ragioni sbagliate (principalmente di tipo nostalgico) e non per quei gruppi che, soprattutto nella prima parte, quando l'ondata di rinnovamento originato dal Punk e dai suoi innumerevoli derivati non si era ancora spenta del tutto ma alimentava il fuoco della creatività artistica.
Ecco che in quel marasma creativo all'inizio dei faboulous eighties spunta in quella arida e dura regione chiamata Galles un quartetto di ragazzotti, decisamente spettinati, che mischiano con sapienza e potenza la energia brutale dei Clash, il lirismo di Springsteen, la forza degli WHO, non dimentichi della lezione del Maestro Bob Dylan, proponendo un decisamente innovativo mix di punk, folk e rock. Nonostante i critici non li abbiano mai presi troppo sul serio, forse per la troppa lacca nei capelli e per la sofisticata ricerca del look, e li abbiano accusati indegnamente di essere solo dei "riscaldatori di minestre" (bestemmia da punire con il taglio delle mani!) in realtà Gli Alarm hanno saputo proporre una musica fresca ed energetica, che soprattuto dal vivo raggiungeva vette non facilmente raggiungibili dai comuni mortali. Forse l'unico difetto di questa band è stata di non riuscire a raccogliere nei dischi di studio tutta questa potente eneriga e freschezza, ma ciò non toglie che i loro dischi, soprattutto i primi due, e a mio avviso anche l'ultimo, sono decisamente dischi dignitosissimi, e diciamo pure imperdibili per chiunque sia un degno seguace del rock'n'roll.
Spirit of 76, tratto dal loro secondo album, Strenght, uscito nel 1985, è una lunga ballata quasi springsteeniana, dove si ricordano i vecchi tempi, la storia di un gruppo di amici, la caduta delle illusioni, come il tempo abbia scavato un solco fra tutti loro portando amarezza e dolore, al posto della "terra promessa" della felicità.
Tuttavia in questa disperazioneil cantante Mike Peters, trova un raggio di luce: "Peter i cui sogni si sono realizzati" ma "per uno che riesce sono molti a cadere" però vale la pena "lottare con tutte le forze, costruirsi un futuro con le proprie mani!"
Una canzone nostalgica e sulla disillusione, ma anche sulla forza di resistere, di andare avanti, di proseguire il cammino, costi quel che costi.
Una di quelle canzoni che parlano al cuore ed alla mente, e che, ancora dopo così tanti anni, mi commuove ed emoziona.
Questo periodo post pandemia(o ante-pandemia non si capisce più niente!) è caratterizzato da moltissime novità. In realtà sono io che sono rimasto indietro per via della mia pigrizia e non ho aggiornato questo fantastico blog, troppo perso nelle pieghe degli infami ed inutili social per dedicare tempo alle cose che realmente mi interessano.
Tra le tante novità, di cui aggiornerò col tempo, ecco il gruppo inglese the Struts, che dopo il bel concerto di Milano da me recensito, torna alla mia attenzione con varie track, tratte dal loro prossimo lavoro in uscita che si chiama...come si chiama? beh in qualche modo si chiamerà! Questo brano mi pare che abbia tutte le carte in regola per sfondare, o almeno per "spaccare" Riffone di chitarra, batteria potente, assolo di chitarra e cori da pub. L'ideale con una bella rossa, intendo dire la birra, che avete capito!
Sono tempi duri, tempi di corona virus e di quarantena, con cui i governi ci costringono a stare in casa "per il nsotro bene", a cui , magari , ptevano provvedere prima stroncando sul nascere questa patologia, che peraltro è ben poca cosa rispetto alle pandemie del passato
Bene, da bravi rockettari, ne approfittiamo per qualche canzone che ci possa aiutare in questa quarantena, canzoni che parlando di febbri, lotta contro le malattie e rinascite.
e non possiamo non partire con il boss del rock , che con il suo "The fever" (ok è una cover, ma chissenestropiccia?)
Una canzone che si riferisce direttamente alla lotta contro una malattia, seppure diversa
è Head Above Water di Avril Lavigne, pezzo possente e commovente
Una canzone che parla del "dopo" (dopo una crisi relazionale, dopo la perdita di qualcuno di caro, o dopo una maattia) e che ci ricorda che "dopo la tempesta arriva il sole" è Sale el Sol di Shakira
canzone dai ritmi rock
Una canzone che forse non è proprio relazionata alla malattia o alla rinascita, ma ha una aria "malaticcia" e che si adatta molto a questi giorni passati in casa, spesso anche sotto le coperte, anche magari senza avere particolari problemi di salute, ma solo perché fuori fa ancora freddo e non si ha voglia di fare un cazzo, e si è anche abbastanza paranoici, è questa canzone del Cure intitolata Lullaby ovvero ninnananna
Dovendo stare a casa, si deve giocoforza dividersi fra salotto e camera da letto (a parte quelli golosi che staranno tutto il tempo in cucina e usciranno da questo periodo con problemi di dieta e diabete...)
Non sarebbe neanche male se nellla nostra stanza ci fossero le Bangles (ed in particolare Susanna Hoffs) anzi "in my room"
e con questo abbiamo finito, sperando che sia stato di vostro gradimento
Il vostro umile re/censore si è recato a gustarsi il concerto che il gruppo inglese The Struts (vedi recensione del loro ultimo cd qui) ha tenuto al Fabrique di Milano.
Lasciatemi illustrare innanztutto la location dove si è tenuto il concerto. Il Fabrique è uno dei tanti luoghi "dismessi" e poi riadattati che popolano quella ex.citta industriale che viene chiamata Milano.
Ovviamente come molti di questi posti è un luogo piuttosto squallido (ma potrebbe essere peggio) per lo più destinato al transito di automezzi pesanti se non pesantissimi (diversi Corrieri Espressi o Ritardati hanno la loro dimora da codeste parti). Non è la prima volta che vado a vedere un concerto al Fabrique, quindi questo non è per me una sorpresa, però questa volta il posizionamento del locale mi è parso più fastidioso delle altre volte e spiego il perché. Premesso che sono piuttosto comodo per arrivarci (imbocco la tangenziale alla Gobba e alla quarta o quinta uscita esco, insomma questione di un quarto d'ora e giusto perché sono una lumaca come autista altrimenti sarebbe meno) però vi sono alcuni problemi che emergono. Per trovare un parcheggio bisogna schivare i posteggiatori abusivi che ti vendono posti auto alla modica cifra di € 5 o 3 che comunque sia è un furto. Si può trovare un parcheggio gratuito su Via Mecenate, ma l'ho trovato almeno a 500/600 metri di distanza dal Fabrique. Quindi, una volta posteggiato, mi sono diretto verso l'edificio. Avevo capito che c'era più gente di quanto avessi previsto già solo per il fatto che non si trovava posto auto. Ma ecco che davanti al Fabrique vedo con mia sorpresa che c'è la fila per entrare, nonostante ormai siano quasi le 20.30 ed i cancellli sono stati aperti alle 19.00. Mi incammino seguendo una mamma molto fashion con figlia piccola anche lei molto fashion per arrivare all'inzio della coda. Ma questa non inizia 10 metri più in là, e nemmeno 20 e nemmeno 30...insomma arrivo fino al primo angolo e penso "vabbé c'è un po' di coda ma non è così terribile..." ma subito capisco che ho pensato male. La mamma fashion si ferma e dice alla figlia, "ma cosa vuoi che dicano ad una bambina piccola? ti faranno passare". Giusto e molto italiano, ancorché fashion, Mi ricorda i Mostri di Monicelli. Alla bambina non dicono niente, alla mamma magari che è una gran stronza, che dite? In ogni caso non sono una bambina piccola e nemmeno la mamma fashion stronza per cui mi rassegno a proseguire per la via che fa da angolo, e cammino cammino e incomincio a pensare "quasi me ne torno a casa", ma anche no, ho il biglietto e a meno di non trasformarmi in bagarino è meglio proseguire. Finalmente arrivo alla fine di questa interminabile fila (che sarà in tutto penso almeno 150 metri) . Calcolo che tutto sommato in mezz'ora dovrei farcela ad entrare. Però quella via è veramente squallida ed è piena di Tir giganteschi che, seppure a passo d'uomo, ci sfiorano, e quindi penso di mettermi in salvo sul marciapiede. Allora dico ai due tizi dopo di me: "Certo che non ci facciamo mancare niente stasera, compresi i camion che cercano di investirci. " Uno dei due ride, l'altro no perché dev'essere uno di quelli troppo seri per ridere della battute del primo pirla che passa per strada (che sarei io, nella circostanza).
Faccio la mia paziente fila e ad un certo punto quando ormai sono quasi le 21.00 (The Struts dovrebbero iniziare alle 21.15) pensano di darsi una mossa e di separare quelli con già il biglietto da quelli che fanno la fila per comprarlo (Premio Darwin agli organizzatori del Fabrique, dopo l'invenzione della ruota e dello stuzzicadenti direi che questa è veramente un colpo di genio, ma quando cazzo mai si fa una unica fila? Come direbbero a Bolzano "malimort.....) Finalmente entro, evito il guardaroba(altri € 5) la birra fredda, vado alla toilette e mi posiziono astutamente nella zona centrale, dove ci sono alcuni scalini e gente della mia età, insomma posso vedere bene senza gente che mi salta sui calli.
Alle nove e mezzo minuto più o meno quando tutti i ritardatari ed i ritardati sono entrati, ecco che entrano gli Struts. Attaccano subito con Primadonna Like me, che è palesemente il manifesto poetico e la dichiarazione di intento del gruppo, e soprattutto del leader, come si vedrà per tutto il concerto.
Poi fanno Body Talks, Kiss This e In Love with a Camera, e a quel punto mi chiedo" e cosa fanno adesso? hanno fatto le migliori, fanno i bis e se ne vanno?" In realtà il concerto è appena iniziato e prosegue con Fire, One night Only e via via ripercorrendo i loro due album . Fin dalle prime note si nota come la band sia una band vera, che sa stare sul palco, non sono musicisti geniali, scoprono più o meno l'acqua calda, ma sono molto solidi e conoscono (soprattutto il cantante Luke) tutti i trucchetti del "vero rock"(compreso il "solo di chitarra" che sinceramente ho trovato un poco noioso) per ammaliare, trascinare e sedurre il pubblico, peraltro molto ben disposto a farsi ammaliare. Il repertorio non è vastissimo, e non sempre di qualità, ma loro scelgono il meglio e lo mixano con alcune cover, fra cui si segnala Dancing in the street, vecchissimo hit di Martha and the Vandellas, già coverizzato dalla coppia David Bowie-Mick Jagger nei favolosi anni 80'.
Come si è capito, Luke, il cantante è veramente quello che viene definito un animale da palcoscenico. Le sue movenze sono molto teatrali, il suo modo di stare sul palco è un mix fra il già citato Mick Jagger, Freddie Mercury e Robert Plant (e probabilmente altri 3 o 4 che non sto a citare) ma certo è efficace. Usa tutti i trucchi del mestiere per coinvolgere il pubblico, "e adesso alzate le mani, e adesso cantate con me, e adesso state seduti e adesso ballate" etc etc, insomma fa fare a tremila persone quel cazzo che vuole lui, e se non lo fai, ti senti un attimino una merda, giusto il tempo per capire che in fondo "it's only rock'n roll but I like it". Infine ringrazia il pubblico ricordando che pochi mesi fa a Milano ai Magazzini generali c'erano 700 persone e adesso ce ne sono più di "3 thousands fucking people" ad idolatrarli, cosa che deve riempire il suo ego di orgoglio narcisistico. Poi arrivano i "bis" dopo la solita pausa e si finisce con Somebody New, suonata e cantata al pianoforte da Luke (che, detto per inciso, sotto alle giacche sgargianti e alla teatralità istrionica il talento e la preparazione ce l'ha, eccome) seguita da Ashes e Could have been me per il gran finale dopo quasi un'ora e tre quarti di concerto.
In definitiva un bel concerto, divertente, peccato per l'acustica a mio modo di vedere e sentire non ottimale, però, al di là dei limiti e dei difetti della loro proposta musicale, The Struts confermano le voci che li segnalano come una delle band da seguire Live, e credo che, chissà, magari la prossima volta ci saranno anche più di tremila persone a sentirli.
Young and Dangerous è il secondo disco della band neo-glam The Struts. Devoti della musica glam rock e rock dei primi anni 70 gli inglesi The Struts denunciano le loro ascendenze musicali fin dai video e dal look esageratamente demodé. Questo secondo lavoro inizia con i fuochi d'artificio. I primi tre brani dell'album, difatti sono una vera scarica di energia e di adrenalina, fatta di tutto quel che fa(ceva) di un brano rock un brano rock ovvero energia, divertimento, riff assassini, voce potente e assoli messi al punto giusto, in aggiunta ad una forte sezione ritmica: Body Talks,In love with a Camera e, soprattutto, Primadonna like Me accontentano tutte queste condizioni, ed aggiungiamoci anche i testi. che sprizzano narcisismo e vanità da tutte le parti. Forse il gruppo ha giocato tutte le sue migliori carte in questo inizio, per cui il resto del disco non pare sempre essere all'altezza, i pezzi sono tutti gradevoli, ma pochi si segnalano particolarmente fra questi : Who I am? è un brano con chiari riferimenti al Funky e si stacca un poco dal resto: Fire è un brano piuttosto movimentato, con una classica struttura, ed un ritornello di quelli che ti fanno cantare, Somebody New è un brano dalle atmosfere più solenni ed un tocco di liricismo in più. Non c'è molto da segnalare fino all'ultimo brano Ashes part 2 , dove, se l'omaggio alla maggiore fonte di ispirazione dei quattro, ovvero i Queen, è evidente, non si può negare dall'altro lato nemmeno l'efficacia e la bellezza del brano.
C'è ancora spazio per una piccola sorpresa ovvero Body Talks con la presenza della pop star Kesha, che si è diretta verso lidi musicali più rock dopo gli inizi decisamente leggerini. Questo duetto peraltro rende ancora più chiaro quella impressione che si ha durante tutto l'ascolto dell'album, ovver che i The Struts, pur rifacendosi a modelli rock, siano decisamente più pop di quanto loro stessi non vogliano confessare. Che poi è esattamente la stessa cosa che succedeva per i Queen a loro tempo, e che spiega il perdurare del loro successo a così tanti anni di distanza ed in un periodo in cui il rock vero, diciamo la verità, non va un granché di moda.
Tornando a Young and Dangerous è n definitiva un buon album, ma di certo non una pietra miliare. Tuttavia sarà interessante seguirli nella loro unica data italiana il 29 ottobre al Fabrique di Milano, per tastare il loro valore come gruppo Live. 8/10
Il gruppo canadese dei SUM41 è da tempo fra i migliori esponenti di quel genere che è stato definito Punk-Pop, ma direi che è fra i migliori gruppi rock in circolazione, come posso testimoniare avendoli visti dal vivo. In particolare gli ultmi 2 dischi Screaming Bloody Murder e 13 Voices sono due veri monumenti alla musica rock-punk contemporanea.
Ora tornano con varie canzoni che precedono il nuovo Order in decline, in uscita il 19 luglio, di cui avremo modo di parlare in futuro.
Il brano a mio avviso più coinvolgente fra quelli anticipati è questo "Never There", una lunga ballata nella migliore tradizione del gruppo canadese.
Sono passati 5 anni dall'ultimo lavoro targato Avril Lavigne, la cantautrice rock canadese che ha firmato alcuni dei dischi più significativi della prima decade del ventunesimo secolo (chi non apprezza un disco come Under My Skin? ). Difatti, dopo l'uscita del self titled quinto disco, che aveva deluso (parzialmente) una parte dei fans, ma era piaciuto alla critica ed al sottoscritto, e nel bel mezzo del relativo tour, Avril aveva iniziato ad accusare sintomi di stanchezza, sintomi che i medici consultati avevano mal diagnosticato credendoli sintomi di semplice stress o di anemia. Grazie ad un amico ben informato Avril aveva invece capito che si trattava di ben altro, e consultando un medico esperto, aveva scoperto che si trattava della sindrome di Lyme, una malattia che può intervenire a causa di una infezione causata da morsi di zecca o altro parassita.
Costretta a letto e debilitata, Avril ha trovato la forza di sconfiggere questa malattia, ed appena riacquistate le forze ha iniziato a lavorare al suo nuovo disco, un lavoro che è durato 2 anni, intervallato solo dall'uscita del singolo Fly, scritto per i Giochi Paralimpici.
Finalmente il27 settembre è uscito il singolo accompagnato dal video, Head Above Water, in cui racconta la sua battaglia contro la malattia, con parole semplice e forti. Il brano è un brano solenne, enfatico, caratterizzato da un ritornello inusuale, e con un finale sorprendentemente rock. Il video, girato in Islanda, sottolinea la musica e, per una volta tanto, non è un inutile orpello. La canzone è arrivata in vetta alle classifiche di USA e Canada, e per un brevissimo tempo, anche in Italia.
Welcome Back Avril!
Vicious è il quarto disco del gruppo rock/metal americano degli Halestorm- La band, capitanata dalla sensuale Lizzy Hale, dimostra ancora una volta di saper padroneggiare la materia rock come pochi gruppi attuali (forse i soli Foo Fighters) sanno fare.
Il disco si apre con Black Vultures, dalle reminiscenze Grunge, che forse è proprio il pezzo che richiama maggiormente la musica dei Foo. Il brano appare convincente come apripista di un disco dalle cadenze più rock rispetto al precedente, ma che si differenzia anche da "The Strange Case" nella ricerca di sonorità rock ma con ritmi più pacati rispettto al secondo disco. In questo senso, a mio avviso il disco richiama in certi momenti l'esordio del gruppo, seppure qui le canzoni abbiano un taglio più rock, più dure, mentre nel primo disco si trattava soprattutto di ballate. Skulls, il secondo brano sintetizza un poco quanto appena detto, un mix di momenti "da ballad" e momenti più duri, più hard. "Uncomfortable" è un brano decisamente più veloce che soddisfa completamente, mentra Buzz, si apre con sonorità leggermente più calme, ma che esplodono in un potente Hook, che anche qui ricorda un po' le aperture melodiche/hard del primo disco. A seguire arriva Do not disturb, un brano dal testo e dalle atmosfere sensuali in cui Lizzy racconta un triangolo amoroso consumato in un hotel. Testo piccante che ben si coniuga con una musica che ne sottolinea l'ambiguità e la sensualità, sicuramente uno dei brani migliori del disco. Conflicted è un brano altrettanto sensuale, ma che lavora più di sottrazione, con un riff costruito soprattutto sul basso mentre la chitarra è tenuta (almeno inizialmente) in disparte, per poi prendere il sopravvento lentamente. Killing Ourselved to death è, come si capisce fin dal titolo, un rockettone di quelli che lasciano il segno, un vero e proprio anthem per tutti i fan della band (e non solo) che si può facilmente prevedere diventerà un cavallo di battaglia dei live show della band.
Anche qui però la band dimostra di essere cresciuta tantissimo, permettendosi un bridge quasi totalmente differente dal resto del brano per poi ributtarsi, grazie alla chitarra di Joseph Hottinger (ottimo chitarrista ) nel caos gaudente del brano. Heart of Novocaine è una ballata che arriva nel momento giusto per placare gli animi, ma di certo non le emozioni, che continuano grazie alla interpretazione sentita ed emozionale di Lizzy. Painkiller e White Dress sono altri brani che proseguono il discorso del disco, con il secondo che si fa preferire. Vicious è il brano che dà il titolo al Cd, e devo dire che è forse l'unica delusione del disco, nel senso che non si distingue particolarmente dagli altri brani, Viceversa The Silence è una bellissima ballata acustica, che fa un poco rimpiangere che ce ne siano così poche nel disco.
In conclusione un altro ottimo disco della band americana, che come al solito non delude.
E adesso tutti ad attendere il concerto del 22 ottobre a Milano...
Underworld è il quarto disco dei Tonight Alive , I precedenti dischi erano il promettente What are you so scared of seguito dall'eccellente The Other Side e dal più problematico Limitless, accusato da una parte dei fan di essere troppo "pop". Il cambio di etichetta, dalla megamultinazionale Sony alla più piccola Hopeless Record (non un nome molto ottimista, ma vabbè...) sembra aver dato nuova linfa alla creatività del gruppo australiano, che comunque non avevano realizzato un disco così scadente come da molti asserito con una certa dose di superficialità. Di certo la musica è più grintosa nel suo insieme, anche se siamo molto lontani dal primo disco. Il sound è sì aggressivo, ma anche molto rifinito e anche "pop". Il disco nel suo insieme, più che un passo indietro rispetto al precedente, lo si può considerare viceversa un approfondimento, che segue quindi la linea degli ultimi due ma senza cadere in certe sonorità da pop band. I Tonight Alive insomma non tornano indietro, o almeno lo hanno fatto giusto per prendere la rincorsa. Dopo tutto sto papocchio di roba mi chiederete: ma insomma il disco è buono o no? Risposta negativa: il disco non è buono: è ottimo! per non dire eccellente, ma con le eccellenze mi hanno fracassato i cabasisi e allora limitiamoci a dire che è veramente buono buono.
Il disco si apre con Book of Love, con sonorità alla PVRIS. A segure Temple, un pezzo più hard rock, con un bel riff, anche se il chorus non mi convince molto. Disappear si avvicina ancora in parte al suono dei già citati PVRIS, tanto è vero che vede il featuring di Lynn Gunn, cantante dei sopracitati. l pezzo è comunque splendido, ben strutturato, con un mix di atmosfere in parte melodiche e in parte rock, che sono poi un marchio di fabbrica dei TA. Altrettanto bello è The Other, con un Hook veramente irresistibile. In My dreams si caratterizza per sonorità più lente e solenni, molto fascinose. For You è una ballata quasi pop che si avvicina al precedente disco. Crack My heart fa risalire la tensione con le sue atmosfere drammatiche che esplodono nel ritornello e nel bridge con effetti catartici. Just for Now riesce ad unire atmosfere pop con l'urgenza del punk. Burning on ha un inizio quasi alla U2 dei bei tempi, ed ancora una volta il canto di Jenna McDougall si eleva rendendo il tutto qualcosa di magico. Ma non è finita, perché anche gli ultmi 4 pezzi non deludono affatto, anzi sono ancora più belli. Waiting for the end incanta con le sue atmosfere nostalgiche e vellutate che crescono man mano raggiungendo vette di lirismo inusitato. Last Light è una canzone d'amore che ci dà un attimo di tregua sul piano del ritmo, ma non su quello della bellezza, e ricorda un po' i fantastici Cranberries, se non altro per il senso melodico. Looking for Heaven è una ballata di pianoforte, semplicemente stupenda. Ed infine My Underworld, ballata con duetto con Corey Taylor, con il quale si conclude questo viaggio fra emozioni e sentimenti, alle volte tristi e complessi, ma sempre positivi.
In conclusione un capolavoro, senza se e senza ma. Speriamo che nessuno ci porti via i Tonght Alive, perché questi ragazzi sono dei grandi.
La svolta musicale dei Paramore è stata molto dscussa, nel bene e nel male.
Quello che è indiscutibile è la capacità della band statunitense di proporre spettacoli live, effervescenti e grintose. Ed il carisma della cantante Haley Williams appare ormai consolidato e al di sopra di qualsiasi ragionevole dubbio, come mostra questo brano Live ormai storico.
After Laughter è il quinto album ufficiale dei Paramore. Il precedente self intitled album, aveva segnato un cambiamento non solo nella line up del gruppo, ma anche nella musica, diventata più pop ma anche più varia ed aperta, e a mio modo di vedere anche mostrava una notevole maturazione del gruppo, che passava da un ambito adolescenziale ad uno più maturo. Questo disco segnala una mutazione ancora più netta nella musica dei Paramore. È necessaria a questo punto una lunga premessa: arrivati al terzo/quarto disco il gruppo o solista che sia si trovano di fronte ad un dilemma: continuare ad andare avanti come niente fosse, rischiando di ripetersi ed annoiare e diventare delle parodie di se stessi, oppure cambiare, poco o tanto, aprendosi ad un pubblico più variegato e mettendosi in gioco, crescendo e maturando, ma rischiando anche accuse (non sempre peregrine) di essersi svenduti, o di aver perso di vista le proprie caratteristiche, finendo magari per proporre una musica ancora più banale e stantia di quella che si era appena lasciata alle spalle.
Si possono fare molti esempi nell'uno o nell'altro senso: credo che il confine fra maturazione e "sputtanamento" sia sottile e spesso indefinito, ma credo anche che un gruppo possa ritenersi fedele a se stesso se, pur cambiando la forma musicale, mantiene inalterato lo spirito che lo anima, e se mantiene una certa originalità musicale.
Ritengo che After Laughter ricada in quest'ultima categoria. Il disco prosegue quindi il percorso iniziato con "Paramore", diciamo si ispira alla parte più pop di questo, tanto per capirsi a brani come Still into you e Ain't it fun soprattutto. La gran parte dei pezzi sono di tipo dance /funk, ma mantengono una propria matrice che li distingue dalla musica attuale in modo abbastanza netto. In qulache pezzo qualche piccolo rimasuglio di Pop/punk rimane, e vi è spazio per esperimenti acustici,come in 26, o per brani ibridi, come Fake Happy" dove pop, acutico e pop/rock si intrecciano. Vi è anche spazio per brani sperimentali, come lo stranissimo "No Friend", dove Hailey Williams non canta. Alla fine se vediamo i Paramore continuano a parlare nei loro testi degli stessi argomenti: amore, odio, solitudine, speranza, tristezza, allegria e alienazione e rabbia. Solo lo fanno in un modo diverso, più sottile, più articolato e sfuggente. Le canzoni sono in ogni caso dannatamente orecchiabili come e più di prima e mettono ugualmente voglia di ballare, muoversi, urlare.
Insomma è cambiata la veste, ma non la sostanza.
In conclusione, se volete un disco di Punk/pop come ai vecchi tempi, meglio indirizzare altrove le vostre attenzioni, oppure riascoltarvi i primi 3 del gruppo, ma se volete seguire il gruppo americano nella sua evoluzione, o semplicemente ascoltare della buona musica che unisce divertimento e qualità, allora questo disco fa per voi.
Per me, insomma, è un sì, più che un no. I paramore hanno scelto di rischiare, ed io sto con loro.
Voto 8
World Away è il nuovo singolo dei Tonight Alive.
La band australiana, dopo la svolta pop di Limitless, torna a sonorità più confacenti al loro stile proponendo un brano di grande presa emotiva, abbastanza vicino allo stile di The Other Side.
Nelle parole della cantante Jenna McDougall è un brano dove si esplorano le emozioni dell'essere umano, in un viaggio tra le difficoltà della vita verso una crescita individuale ed una nuova comprensione di se stessi
Fine anno ed impazzano le classifiche più o meno sensate sul migliore disco, la migliore canzone, il miglior panettone ed il miglior tacchino al forno. It's only rock'nroll non può mancare all'appello e quindi vado di soggettivissima classifica: se non vi piace siete dei sarchiaponi!
Numero 20 Rag'n'Bone; Human
Non mi piace tantissimo, però è sicuramente la sorpresa dell'anno: Un bianco che canta come un nero! Non ditelo a Donald Trump, potrebbe non gradire !
Numero 19: Carlos Vives Ft Shakira: La Bicicleta
UN video ed una canzone estiva, leggera ed irresistibile: vamos a Bailar!!
Numero 18: Rolling Stones: Ride on 'em down
I Rolling dimostrano che, nonosta gli "anta" siano stati raggiunti e superati da un pezzo sanno ancora fare blues come pochi altri!
Numero17 :The Last Shadow Puppets-Is this what you wanted
Un singolo inaspettato da una band inaspettata: pop, di classe e retrò quel tanto che basta.
Numero16 ; The Pretty Reckless- Living in the storm
The Pretty Reckless sono maturati, lo dimostrano con questo pezzo di grande spessore e rock
Numero 15: Iggy Pop- Paraguay
Il vecchio Iggy ogni tanto qualche zampata la mette a segno ancora, come in questo Paraguay che ricorda le cose migliori (ovvero quasi tutte) di Brick by Brick ed American Cesar
Numero 14: Green Day -Bang Bang
Un pezzo che spacca di bestia : punto e basta.
Numero 13: Tonight Alive- How does it feel?
Forse l'ultimo loro lavoro non è riuscito del tutto, ma questo pezzo è una vera bomba pronta ad esplodere !
Numero 12 : Diane Birch - Kngs of Queen
Cantautrice molto brava e sottovalutata lavora lontanta dai riflettori, poi tira fuori perle come questa.
Numero 11- Sum41 - Breaking the chain
Ho già detto che il loro ultimo disco è ottimo? bene allora lo ridico, il loro ultimo disco è fottutamente ottimo !
Terzo disco per i pretty reckless guidati dalla bella Taylor Mommsen, questo WYSF si presenta come un disco in cui la band è chiamata ad un salto di qualità, dopo il buon esordio di Light me Up e l'eccellente seguito di Going to hell.
Il disco si apre con un breve interludio intitolato the walls are closing in che che poi esplode nel suceessivo Hangman, dalle atmosfere dark, un ottimo inizio a cui fa seguito Oh My God, un pezzo abbastanza sulla linea dei precedenti dischi, . Il successivo Take me down lascia un giudizio ambivalente: da un lato la canzone è gradevole ed orecchiabile, dall'altro rende omaggio fin troppo esplicito a Simpathy with the Devil. .
Anche il successivo Prisoner ricorda forse un po' troppo gli Ac/Dc e, a differenza del precedente ,non procura particolare piacere, risultando alquanto pesante e monotono, Con Wild city però il disco si risolleva. BAck to the river, è una ballata dai toni nono troppo velatamente country. E così si arriva alla eccellente Who you selling for ma non è finita qui perché ,si prosegue con un trittico altrettanto bello ed emozionante: Bedroom Window, Living in the storm e Already Dead sono tre pezzi diversi ma ugualmente favolosi, con atmosfere che spaziano dal folk, di Bedroom window, al rock duro e roccioso di Living in the storm, secondo me il brano più bello dell'album, assolutamente travolgente, all'imprevedibile blues di Already dead,
Dopo The Devil's Back che è pure di ottimo livello, il finale è affidato a Mad Love, un pezzo di rock funky che non convince appieno.
In definitiva I Pretty reckless confermano le loro doti positive, una cantante dalla voce adatta al genere e convincente, un gruppo di buoni musicisti e buone intuizioni, la capacità di affrontare vari generi senza discostarsi troppo dalle proprie caratteristiche, però alle volte risultano poco originali e monotoni. Nell'insieme però il disco, pur non perfetto, risulta ampiamente soddisfacente, molte canzoni ed alcuni momenti in particolare sono notevoli, insomma alla fine i difetti sono "questione di lana caprina" ed i pregi sono di gran lunga superiore.
Forse non è ancora il capolavoro atteso, ma ci si avvicina parecchio
Ed ecco il nuovo disco della band canadese capitanata da
Derrick Whibley. Un tempo i SUM41 non mi piacevano troppo , li trovavo troppo
ripetitivi e cantilenanti. Pur non avendo perso deltutto queste caratteristiche, mi sento di poter dire che da
Scream Bloody Murder (ottimo disco) in poi mi hanno piacevolmente sorpreso. Il
disco non si discosta di molto dalla impostazione del precedente, proponendo
uno stile musicale che viene definito pop-punk, ma che in realtà, pur avendo in
comune con tale stile la velocità e la orecchiabilità. Se ne discosta
abbastanza chiaramente per un livello di perizia tecnica decisamente più alta
rispetto a gruppo come Blink182 ed affini, ed in alcuni pezzi le influenze
metal sono abbastanza evidenti. Per entrare più nel dettaglio del disco mi
pezzi che trovo più riusciti sono la veloce Goodamn
I’m dead again, la più pacata Breakin
the chain, la title track13 voices, che
si caratterizza per un inizio lento e possente e poi si trasforma in un girone
dell’inferno dantesco ed infine Twitted
by design, che conclude degnamente il cd, con il suo alternarsi di momenti calmi con altri lirici e possenti al
tempo. Se devo ravvisare un unico
difetto di questo lavoro è quello di
durare troppo poco; 10 pezzi per meno di 38 minuti sono abbastanza una miseria
nell’epoca dei CD che contengono 80 minuti. Però, come dice il detto: il vino
buono sta nella botte piccola, ed il vino dei Sum41 è indubbiamente di ottima
qualità
The Runaways sono state uno dei primi gruppi rock all girls. Formate nel 1975 dal manager Kim Fowley radunando alcune volenterose ed inesperte aspiranti musiciste con l'ambizione di essere la risposta femminile al nascente astro dei Ramones, ebbero una vita breve e travagliata, tuttavia lasciarono un seme profondo, aprendo la strada ad altri gruppi femminili, e permettendo a due di loro, Joan Jett e Lita Ford, di arrivare al successo in successive carriere soliste.
Il gruppo fu messo assieme sostanzialmente da Fowley, che più tardi fu accusato da alcune delle componenti di molestie sessuale, radunando varie aspiranti musiciste e selezionandole.
La formazione che incise i primi due dischi era formata da Cherie Curry alla voce, Joan Jett alla chitarra rimtica, Lita Ford alla chitarra solista, Sandie West alla batteria e jackie Fox (in realtà Fuchs) al basso.
Il grupp incise due album The runaways, nel 1976 e e Queens of Noise l'anno seguente, entrambi con scarso successo in patria (#194 e #172 tra gli album in Usa, meglio in Svezia dove entrarono nella top40) tuttavia ebbero successo in Giappone, dove Cherry Bombs arrivò addirittura all numero 1, ma dopo una trionfale e folle tourneé nel paese del sol levante, la band incominciò ad andare in crisi, con l'uscita di Cherie Curry, dovuta al ruolo sempre più invadente di Fowley (accusato di recente di stupro nei confronti della bassista Jackie Fox) ma forse anche per gelosie e rivalità all'interno del gruppo. Nel 1977 la band fece uscire un terzo disco, Waiting for tonight questa volta con Joan Jett alla voce, ma questo andò anche peggio dei precedenti. La band cambiò management e casa discografica, ma ormai vi erano dissidi interni evidenti, in particolare fra le due chitarriste e leader, Joan Jett e Lita Ford, la prima indirizzata verso una musica punk-pop, e la'ltra verso orizzonti più metal/hard rock. In particolare Joan Jett propose un vecchio pezzo degli anni 70, "I Love rock'n roll" ma fu rifiutato dalle compagne. PIù tardi, nel 1982, proprio I love Rock'n roll portò Joan Jett in testa alle classifiche americane ed inglesi.
La storia della band all girl è raccontata nel film The Runaways, uscito qualche anno fa,con Kirsten Stewart nella parte di Joan Jett ed Dakota Fanning in quella di Cherie Curry, a dimostrazione della grande influenza che questa band, sottovalutata quando era attiva, ha poi avuto in seguito.
Ricordiamo che diverse cantanti hanno omaggiato le runaways e Joan Jett, in particolare Avril Lavigne, che ha inciso ed alle volte suonato live Bad reputation, Miley Cyrus e persino Britney Spears, che ha prodotto una discutibile versione di I Love rock'n roll, oltre ovviamente a molte band e musicisti più specificatamente rock.