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venerdì 27 novembre 2020

Recensioni: Album no 8 di Katie Melua

 Katie Melua è una delle cantanti più brave e sottovalutate degli ultimi 20-30 anni. Dal 2004 ad oggi ha sfornato la bellezza di 7 album, sempre muovendosi con grazia ed infinito stile fra vellutate atmosfere jazz sprazzi di blues, escursioni nel folk (particolarmente nel cd In Winter) e rari esperimenti pop o rock, senza mai praticamente deludere, persino i suoi dischi più deboli (per quanto mi riguarda House. Questo album, semplicemente titolato Album no 8,  è un ulteriore passo in avanti. Ormai emancipatasi dalle ali del pigmalione Mike Batt, Katie sembra essersi indirizzato verso un suono acustico, magari supportato da un accompagnamento orchestrale raffinato e mai banale, lasciando da parte atmosfere jazz e blues. A mio modo di vedere questa è una mossa vincente, non ho mai trovato la sua voce, peraltro tecnicamente perfetta, particolarmente adatta a quello stile, mentre nelle ballate acustiche o melodiche, la sua voce dolce e suadente è la vera ciliegina sulla appetitosa torta musicale. Torta musicale composta da 10 canzoni quasi tutte di notevole bellezza, tra cui si segnalano English Manner, Airtime, Joy, you longing is gome, e che tocca il vertice nella meravigliosa Headin Home,  canzone sulla necessità del tornare a casa e ritrovare i propri affetti. Un disco suadente il cui ascolto è ideale per riprendervi dopo una dura giornata lasciandovi cullare dalle note e dalla voce di Katy. Magari manca qualcosa per farne un capolavoro, ma in fondo non è poi così importante.

Voto : 9

sabato 24 ottobre 2020

Katie Melua - Heading Home (Official Audio)

 

Katie Melua ha  sempre realizzato ottimi dischi da quando è in attività, esattamente sette. Ed eccola quindi in questo disgraziato anno a realizzarne uno nuovo, che si chiama, manco a dirlo, Albun number eight, ovvero Album numero otto, resuscitando una tradizione che vedeva nei Led Zeppelin ed in Fabrizio de ANdrè i maggiori rappresentanti, ovvero la tradizione di chiamare l'album con un semplice numero al posto di un impegnativo titolo. Facezie a parte mi pare che il disco contenga canzoni tranquille e rilassate, l'ideale per questo periodo travagliato. Tornerò a parlare prossimamente più nel dettaglio, per il momento godiamoci questa canzone estratta dall'album (numero otto !)

lunedì 26 dicembre 2016

Best songs 2016: le migliori 20 canzoni del 2016- seconda parte

Seconda parte: arriviamo alle magnifiche 10:

Numero 10: Sarah Packiam- Lonely Lady
Sarah è tanto sconosciuta quanto brava: questa è più o meno l'unica canzone che ha fatto uscire quest'anno ed è, più o meno, un capolavoro

Numero 9 Sarah Jarosz- Lost Dog
Sarah è la migliore cantautrice folk attuale. e questo Lost Dog, tanto minimalista quanto magnifico, ne è una prova lampante

Numero 8: Katie Melua -If you are so beautiful
Canzone natalizia presa dalla tradizione dell'Est europa, da ascoltare ad occhi chiusi e lasciarsi trasportare in paesaggi da incanto


Numero 7: Katy Perry -Rise
Con questo brano, intenso e solenne, Katy Perry dimostra di essere ben di più della ennesima "reginetta del Pop". La storia mi darà ragione


Numero 6 Alicia Keys- Halleluja 
Alicia Keys ha fatto un disco bellissimo, molti pezzi sono rimarchevoli, quello che mi pare migliore è questo, ed evitiamo pure stucchevoli paragoni 
 

Numero 5 Pretty Reckless- Already Dead
Altro pezzo dei Pretty Recless, non è colpa mia se è un gran disco, e questo pezzo trasuda blues da tutti i pori

Numero 4: Green Day : Troubled times
Perfetto esempio di Punk-pop dai Green Day, orecchiabile, aggressivo, veloce, irresistibile.

Numero 3: Sum41-
Un brano complesso che dimostra la ormai assoluta completezza artistica dei Sum41, con le sue alternanze musicali e cambi di ritmo devastanti
Numero 2 Rihanna- Love on the Brain
Questo pezzo è una meraviglia soul, un brano da altri tempi.
 Punto e a capo.

Numero 1: David Bowie- Lazarus
Confesso che l'ultimo disco di Bowie non riesce ad entusiasmarmi.
Però questo Lazarus è una gemma, oscura e crepuscolare, e mi pareva giusto metterla al primo posto, come omaggio ad un grande che ci mancherà


martedì 20 dicembre 2016

Katie Melua: In Winter -recensione

Settimo disco in Studio per la dolce Katie Melua, cantante di origini giorgiane trapiantata (con successo) in Gran Bretagna, prima a Belfast, dove suo padre, apprezzato chirurgo, si trasferì per esercitare la sua professione, poi a Londra, dove capì che il suo futuro non sarebbe stata di Dottoressa, ma di cantante e musicista.
Tutto sommato meglio così, anche se penso che mi sarei fatto curare volentieri da Katie...
Ma torniamo a questo disco, dove Katie  riscopre le sue origini, non solo georgiane, ma direi est-europee.
Il disco si intitola Winter, ovvero inverno, e di fatto è un disco, se non proprio natalizio, diciamo invernale, adattissimo alle lunghe serate fredde e nebbiose, magari anche nevose.
Nel disco sono presenti diversi brani presi dalle tradizione folk orientale: l'iniziale Schhedryk (The Little swallow), dalla tradizione Ucraina, Leganelul lei lisus (The cradle) dalla tradizione della Romania, Tu ase Turpa Ikavi (you're so beautiful) dalla tradizione della Georgia e il vero e proprio canto di Natale Nunc Dimittis un canto della Chiesa Ortodossa Russa. A dare man forte a Katie è il Gori's Women Choir, gruppo corale di Gori.
IL resto del disco mantiene le caratteristiche di suadente dolcezza e serena malinconia che ben si adattano ai tempi invernali e natalizi. tra le altre  canzoni spiccano River, cover di Joni Mitchell, la evocativa Plane song e Perfect world, dovute invece queste alla penna di Katie,fino alla chiusura con Holy Night, che chiude perfettamente questo viaggio fra le tradizioni natalizie approdando finalmente in terra inglese (anche se l'originale è francese)
Un disco che forse qualcuno troverà noioso, io invece trovo assolutamente affascinante, adattissimo alle lunghe serate invernali, da sentire mentre si mangia, o ci si rilassa sul divano, magari vicino ad un caminetto accarezzando il gatto e guardando fuori dalla finestra la neve cadere...



mercoledì 17 agosto 2016

Recensione di Undercurrent di Sarah Jarosz

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Undercurrent è il quarto disco della giovane cantautrice e polistrumentista Sarah Jarosz.
Il disco prosegue sulla falsariga dei precedenti, aggiungendo qui e là qualche piccola innovazione che rende il tutto più interessante. Il disco si apre con Early Morning lights, tipica ballata con un semplicissimo quanto efficace arpeggio di chitarra. Il successivo Green Lights ha atmosfere sognanti.
Più coinvolgente il successivo House of Mercy, caratterizzato da atmosfere maggiormente drammatiche, a mio modo di vedere uno dei pezzi migliori del disco. Everything to hide è anch’esso un classico pezzo di folk music con note lievi che la voce di Sarah accarezza timidamente, mentre Back of My Mind disegna atmosfere quasi fiabesche . Comin’ Undone è invece un pezzo quasi blues, con le note di un organo che si introducono sullo sfondo del brano aggiungendo qualcosa di inedito alla musica di Sarah, anche questo un pezzo molto riuscito.
Take Another Turn e Take me back non aggiungono molto agli altri pezzi, pur essendo sempre pezzi molto gradevoli. Rimarchevole Lost Dog, forse il pezzo più bello del disco.
Still Life e Jacqueline concludono degnamente un disco bellissimo, il migliore di Sarah fino ad oggi, disco che mi permetto di consigliare caldamente a chi ama il genere folk-country e a chiunque ami la buona musica.