sabato 12 maggio 2018

Kim Wilde - Kandy Krush ovvero il Ritorno dela Regina !



Dopo u lungo periodo di tempo, durato grosso modo da metà degli anni 90, in cui Kim Wilde, icona sexuy degli anni 80, si era dedicata ad altro, dallla famiglia al giardinaggio, l'artista londinese è tornata sulla scena musicale: prima con qualche tour di carattere nostalgico in compagnia di altri idoli giovanili degli anni 80, poi con progetti discografici veri  e propri come il duetto con Nena (cantante pop-rock tedesca che ebbe successo con 99 baloons) e poi con un disco solista, doppiato oggi da un nuovo cd intitolato "Here comes the Aliens" in cui fa spicco questo video che propone una Kim tornata ai vecchi amori rock degli esordi, con un brano frizzante e pieno di energia che fa un po' rimpiangere i bei tempi in cui anche il po più disimpegnato e "leggero" erano ben tinto di colori e sfumature rock o new wave o punk o hard, mentre oggi vi è un piattume generale con canzoni obbligatoriamente "rappate" e tutte o quasi con lo stesso stile. Quindi non possiamo che dire: bentornata  Kim.

Dio Salvi la Regina del pop inglese !

martedì 27 febbraio 2018

Transvision Vamp : i want your love


Nell'estate del 1988 il Regno Unito ma direi buona parte dell' Europa furono scossi da un ciclone: questo ciclone si chiamava Transvisione Vamp e si incarnava nelle vesti succinte di una biondina tutta pepe, che di nome faceva Wendy e di cognome James, che sembrava un incrocio irriverente fra Deborah Harry, Madonna e Joan Jett. Sfacciatamente vestita di rosa dichiarava che "voleva il tuo amore" non i vestiti e non gliene fregava niente dei vecchi miti, andassero a farsi maledire. Il gruppo firmò un paio di dischi pieni di canzoni tra il pop ed il punk, almeno una decina di anni prima che venisse coniato il termine, canzoni e melodie semplici ma molto orecchiabili e coinvolgenti, secondo la più antica e sana ricetta del rock'nroll, canzoni dìpiene di rabbia ma anche di divertimento, prima di impegolarsi in progetti poco convincenti e sparire dall'attenzione e dalla circolazione.
E qui non possiamo che rinfrescarci la memoria con il loro primo successo "I want your love".


mercoledì 21 febbraio 2018

The Knack - My Sharona 1979



Ad agosto del 1979 esce negli Stati Uniti D'America il singolo My Sharona, dei the Knack, un gruppo power pop (un genere musicale coniato più o mneo per l'occasione). Il disco era costato solo 18.000 dollari, e grazie a questa canzone, che diventa una smash Hit nel giro di poche settimane, sarà uno dei più grandi successi dei primi anni 80 vendendo due milioni di copie in un solo mese. L'album  Get the Knack ebbe un similare successo arrivando alla numero uno per 5 settimane. Il gruppo capitanato  da Doug Fieger, non riuscì più ad emulare il successo ottenuto così precocemente, e si scioglierà dopo il terzo disco alla fine del 1981, per poi riformarsi senza lasciare altre tracce di sé, nel 1991. Doug Fieger è morto nel 2010 di tumore, a 57 anni di età, nonostante fosse astemio e vegetariano.

sabato 17 febbraio 2018

Recensioni: Underworld dei Tonight ALive


Underworld è il quarto disco dei Tonight Alive , I precedenti dischi erano il promettente What are you so scared of seguito dall'eccellente The Other Side e dal più problematico Limitless, accusato da una parte dei fan di essere troppo "pop". Il cambio di etichetta, dalla megamultinazionale Sony alla più piccola Hopeless Record (non un nome molto ottimista, ma vabbè...) sembra aver dato nuova linfa alla creatività del gruppo australiano, che comunque non avevano realizzato un disco così scadente come da molti asserito con una certa dose di superficialità. Di certo la musica è più grintosa nel suo insieme, anche se siamo molto lontani dal primo disco. Il sound è sì aggressivo, ma anche molto rifinito e anche "pop". Il disco nel suo insieme, più che un passo indietro rispetto al precedente, lo si può considerare viceversa un approfondimento, che segue quindi la linea degli ultimi due ma senza cadere in certe sonorità da pop band. I Tonight Alive insomma non tornano indietro, o almeno lo hanno fatto giusto per prendere la rincorsa. Dopo tutto sto papocchio di roba mi chiederete: ma insomma il disco è buono o no? Risposta negativa: il disco non è buono: è ottimo! per non dire eccellente, ma con le eccellenze mi hanno fracassato i cabasisi e allora limitiamoci a dire che è veramente buono buono.
Il disco si apre con Book of Love, con sonorità alla PVRIS. A segure Temple, un pezzo più hard rock, con un bel riff, anche se il chorus non mi convince molto. Disappear si avvicina ancora in parte al suono dei già citati PVRIS, tanto è vero che vede il featuring di Lynn Gunn,  cantante dei sopracitati.  l pezzo è comunque splendido, ben strutturato, con un mix di atmosfere in parte melodiche e in parte rock, che sono poi un marchio di fabbrica dei TA. Altrettanto bello è The Other, con un Hook veramente irresistibile. In My dreams si caratterizza per sonorità più lente e solenni, molto fascinose. For You è una ballata quasi pop che si avvicina al precedente disco. Crack My heart fa risalire la tensione con le sue atmosfere drammatiche che esplodono nel ritornello e nel bridge con effetti catartici. Just for Now riesce ad unire atmosfere pop con l'urgenza del punk. Burning on ha un inizio quasi alla U2 dei bei tempi, ed ancora una volta il canto di Jenna McDougall si eleva rendendo il tutto qualcosa di magico. Ma non è finita, perché anche gli ultmi 4 pezzi non deludono affatto, anzi sono ancora più belli. Waiting for the end incanta con le sue atmosfere nostalgiche e vellutate che crescono man mano raggiungendo vette di lirismo inusitato. Last Light è una canzone d'amore che ci dà un attimo di tregua sul piano del ritmo, ma non su quello della bellezza, e ricorda un po' i  fantastici Cranberries, se non altro per il senso melodico. Looking for Heaven è una ballata di pianoforte, semplicemente stupenda. Ed infine My Underworld, ballata con duetto con Corey Taylor, con il quale si conclude questo viaggio fra emozioni e sentimenti, alle volte tristi e complessi, ma sempre positivi.
In conclusione un capolavoro, senza se e senza ma. Speriamo che nessuno ci porti via i Tonght Alive, perché questi ragazzi sono dei grandi.

sabato 20 gennaio 2018

In ricordo di Dolores O'Riordan

Dolores O'Riordan, voce ed anima dei Cranberries è morta il 15 gennaio del 2018, a soli 46 anni. Sconosciute le cause si dice. Depressione, anoressia... ho letto anche stupidaggini su ritmi circadiani e luci blue...
Non  voglio raccontare la storia dei Cranberries...c'è Wikipedia per quello. Voglio raccontare di come ho conosciuto I Cranberries e Dolores. Dolores, un nome che suona per noi latini come evocativo di qualcosa di tragico, di doloroso, appunto,  e su cui si poteva fare del facile e stupido umorismo. La prima volta che la vidi fu, come credo per quasi tutti, con il video di Zombie. Un video forte, con immagini forti,:soldati, bambini che corrono, muri diroccati e con sopra scritte, murales, colori neri...una musica rock non banale, forte, ritmata. E poi lei: piccola, quasi minuscola, coi capelli corti e l'aria più da ragazzino che da ragazzina. In ogni caso quasi indifesa. eppure forte, con una voce potente e la determinazione di chi grida "smettetela di ammazzarvi, non serve a niente!". Un video ed una musica del genere non hanno bisogno di traduzione per essere compresi, anche se in lingua straniera. Non sono mai andato a leggermi il testo tradotto. Non ne avevo bisogno. Ma i Cranberries e Dolores non erano solo questo, erano tante diverse canzoni, diversi toni musicali, e tante diverse liriche. Ora tenui, ora raffinate, ora graffianti, ora d'amore o di solitudine, o di rabbia. I tanti colori di cui è fatta una vita che valga la pena di essere vissuta.
Non so, ripeto, perché è morta. So che attorno al 1996, al tempo del loro terzo album, Dolores aveva avuto problemi, problemi di anoressia si disse, ma l'anoressia è l'effetto e non la causa. Problemi di depressione, più probabilmente. Quindi il tour venne annullato: ma poi lei si riprese, ed anche la musica del gruppo tornò ad essere più solare.  Dopo un periodo in cui provò la carriera solista i Cranberries si riformarono. Il disco era buono, ma i vecchi tempi erano andati. 
I Cranberries li ho visti 3 volte, ed una volta lei da sola. Le prime due volte nel 2002. Vennero due volte a Milano, ed in entrambi i casi realizzando sold out. La rividi nel 2007, nel tour da sola, e mi parve diventata un po' fredda. L'ultimo concerto devo ammettere che fu un po' deludente. Un'oretta e mezza scarsa, e poi via senza quasi salutare.
Ma queste sono piccole cose nei confronti di tutto quello che questa band e questa piccola, ragazza, poi diventata donna e madre, ci ha dati. Quella voce potente e nostalgica al tempo che ti trasportava via in un'altro mondo, lontana dalle guerre e dalle miserie del mondo, in un mondo di dolcezza e poesia.
Perchè tu Dolores, puoi essere morta, ma la tua voce e la tua musica, vivranno.
Per sempre.



giovedì 28 dicembre 2017

recensioni 2017

Vi sono un poì di dischi che ho ascoltato in questo 2017, e non avendo tempo per dedicare grande spazio per ciascuno di loro concentrerò in questo post

Paul Weller: a Kind Revolution: Dopo il mezzo passo falso di Saturn Il buon vecchio Paul torna ad una formula musicale più consona al suo stile ed al suo talento: il risultato è indubbiamente buono, ma non forse buono quanto avrebbe potuto essere. Alcuni brani sono magnifici, altri risentono  un po' troppo dello sperimentalismo forzato a cui sono sottoposti. per cui la canzone inizia con uno stile ma poi ne viene introdotto in modo forzato un altro. Tutto ciò va a scapito della semplicità della musica, che secondo chi scrive, è il vero segreto (di Pulcinella, ma sempre segreto) per arrivare al cuore di chi ascolta. Non è male come cd alla fine, e rimane di una spanna o forse due sopra alla media dei lavori attuali, ma da Paul Weller io mi aspetto sempre qualcosa di più : voto 7,5


Sheryl Crow: Be Myself : Essere se stessi: questo l'intendimento, non certo nuovo, dell'ultimo Cd di Sheryl Crow, una delle più brave (probabilmente la più brava) cantautrice degli ultimi 20/25 anni. Per far questo la brava e tenace Sheryl recupera il suono d'antan, quello dei primi dischi, in particolare di The Globe Session, che rimane il suo disco più ardito e più riuscito. Qualcuna magari potrà arricciare il naso, parlando di mancanza di fantasia o nostalgia. Io credo sia un disco molto onesto,magari non così bello come la font edi ispirazione, me nemmeno poi così lontano da questo. E riuscire ad essere ancora così fedeli a se stessi a 50 anni di età suonati, non mi pare poca cosa, propio per niente. Forse sono un po' generoso, ma credo che un 9 ci stia tutto, quantomeno per il coraggio e la coerenza


John Mayer: The search for everything : John Mayer propone con questo suo cd una musica molto soft, improntata sempre al blues e ad al country (forse più verso quest'ultimo) ma anche con aperture verso il soul (come nella straordinaria Helpless) generi  musicali che Mayer rivede attraverso la sua particolare sensibilità artistica. Mayer è uno dei personaggi più sottovalutati dell'attuale scena statunitense e mondiale, a vantaggio di personaggi il cui talento è discutibile, ma sappiamo come funziona presso i cosidetti critici... Io nel mio piccolo non posso che consigliare caldamente questo cd, uno dei migliori della stagione voto 9



Dua Lipa : Dua Lipa: La giovanissima cantante di origini kossovare è indubbiamente le rivelazione pop dell'anno. Dotata di una voce calda e potente, su cui comunque deve lavorare ancora molto per portarla a livelli di eccellenza assoluta, con questo primo disco riesce non solo ad intrattenere l'ascoltatore, ma ad accalappiarlo in modo inaspettato. Il disco in sé per sé non è che sia gran cosa, suoni elettro-pop, qualche ballata, qualche brano più dance,  ma il tutto suona in modo dannatamente gradevole e seducente. Le nuove regole di Dua rischiano di essere quelle che domineranno il pop del prossimo decennio. E a me va pure bene così. voto 8,5


Queens of the stone age: Villains : il precedente disco era qualcosa di magico, di maestoso, pieno di sonorità che potrei definire solenni. Purtroppo questo seguito delude. Il quintetto non riesce a staccarsi dai propri cliché riproponendo sonorità già usate ed abusate ed i tentativi di rinnovamento non convincono appieno. Tuttavia qui e là qualche graffio rimane inciso sulla giacca di pelle. Diciamo 7








Foo fighters: Concrete and gold: Viceversa i Foo Fighters, nonostante i 20 anni e più passati sui palcoscenici, non sembrano invecchiare mai. Evidentemente Dave Grohl e compagni hanno ancora tanto da dire. Basti sentire la prima canzone del disco, TShirt, che inizia timidamente, con note acustiche appena sussurrate per esplodere in un momento che ricorda i gloriosi Pink Floyd (a me, almeno) per capire quanto quest gruppo padroneggi la materia rock sulla quale scolpisce le sue opere.
Già perché di vere e propria opera d'arte possiamo parlare, senza se e senza ma, e seppure il disco si perda inizialmente un poco dietro a qualche Ledzeppelinismo di maniera (se mi passate il neologismo) da Dirty Water in poi siamo veramente al meglio della loro produzione voto :8,5




martedì 19 dicembre 2017

Miley Cyrus- Younger Now

Mi sono sempre chiesto cosa volesse fare da grande Miley Cyrus. Figlia di un musicista country lanciata da giovanissima come star della Disney nel personaggio di Hanna Montana, ha sempre alternato cose carine ed anche interessanti a cadute di tono e gusto impressionanti.  Per ciò è stata a lungo classificata come una delle tante star adolescenziali destinate ad una breve carriera e ad un ancor più breve successo. Eppure il talento lo si intravedeva, ed anche in modo piuttosto evidente. Eppuere la giovanissima Hanna Montana è diventata una giovane adulta, con errori e contraddizioni, e non è sparita nel nulla come molti avevano preventivato e forse sperato. Il problema vero di Miley non è mai stato il talento o la vocazione, ma trovare la sua via. Ed invece è sempre stata indecisa se essere la nuova Britney Spears o la nuova Avril Lavigne, la nuova Rihanna o la nuova Taylor Swift.
Con questo disco Miley fa finalmente la sua scelta e sceglie di essere semplicemente Miley Cyrus: si riappropria delle proprie origini, che non possono altro che essere quelle di famiglia, quelle della country music, debitamente corretta ed interpretata, ma senza stravolgerla o contaminarla di eccessivi elementi del pop commerciale (come invece fatto da molte sue colleghe, la Swift in primis) Il risultato è un disco ottimo, a tratti eccellente, gradevole dalla prima all'ultima canzone. Younger Now è il manifesto programmatico del disco,  mentre Malibu è il suo completamento. Miley passa indenne attraverso un pericoloso duetto con l'icona del country americano Dolly Parton in Rainbowland, per poi gettarsi in atmosfere anni 50 con Week Without you. Miss you so much è una ballata dolce e coinvolgente. la parte migliore del disco è tuttavia la seconda, con brani bellissimi come I would die for you, Thinkin, Bad Moon e Love Someone, sempre con atmosfere fra il country ed il rock vintage.
Il disco si conclude con Inspired, una sorta di appello al perseguire la propria felicità e quella collettiva. Non nascondo che considero questo disco una delle più gradite sorprese dell'anno musicale ormai trascorso ed uno dei migliori dello stesso
90/100

lunedì 11 dicembre 2017

Katy Perry - Witness


Quando ho sentito per la prima volta Witness, l'ultimo disco di Katy Perry, mi sono detto "mi spiace Katy, ma questa volta non te lo compro" . Mi era parso un disco molto ben prodotto, ma troppo lontano dai miei concetti musicali e dagli esordi della cantautrice californiana. Poi, l'ascolto di alcuni brani eseguiti live ed in acustico, ed un secondo ascolto meno superficiale, mi hanno convinto a dargli una chance. D'altro canto il primo ascolto era avvenuto alle 6 del mattino sulle preview di iTunes, insomma non un ascolto molto affidabile. Dopo ripetuti ascolti devo ammettere che mi ero sbagliato, e di grosso. Il disco è certamente molto lontano da One of the boys o dall'Mtv Unplugged, ma anche da Prism e persino da Teenage Dream, ma non per questo è disprezzabile. D'altro canto anche l'ultimo dei Paramore ha poco a che vedere con gli esordi della band statunitense, ma è un signor disco.  Per toranre a Witness, è un disco assolutamente interessante, e che mostra un'artista alla continua ricerca di nuovi stimoli e nuove sonorità, da questo punto di vista risulta il disco più sperimentale della cantante californiana. Come già detto il lavoro di produzione è enorme, ogni canzone è studiata nei minimi particolari, ed il risultato è sicuramente un disco di altissimo livello. Il sound è indirizzato verso la dance/pop, ma mantiene uno standard elevato di qualità esplorando varie sonorità e ritmi. Anche i testi sono da leggere con attenzione. Per venire alle canzoni il disco si apre bene con Witness, e mantiene un profilo alto per quasi tutta la sua durata. Le mie preferite sono Witness, Roulette, il singolo Chained to the rhythm, una delle poche canzoni con un duetto che abbia un senso, Bon Appetit ma soprattutto le (poche ballate) Miss you More, Into me you see e la bellissima Save as Draft. Va segnalata anche Mind Maze, una canzone che come il disco è facile sottovalutare ma risulta poi molto interessante. Tutto perfetto quindi? direi di no, 15 canzoni sono tante ed è difficile mantenere sempre lo stesso livello, e qualche caduta di tono è inevitabile. A mio modo di vedere la caduta di tono più evidente è proprio Swish Swish, canzone scelta come terzo singolo, e che è stata propagandata come una "diss song" nei confonti di Taylor Swift. Ora, le polemiche in musica ci sono sempre state, basti pensare alla celeberrima "l'avvelenata" di Francesco Guccini, dedicata quasi per intero ad un critico che aveva irritato il cantautore bolognese. e tutto sommato fanno parte del gioco. Personalmente quello che non mi piace della canzone più che questo è proprio la canzone in sé, molto banale e poi "impreziosita" da un duetto con Nicky Minaji, che quando si tratta di queste cose non si tira mai indietro, ma che non migliore le cose. Ritengo anche sbagliato averlo scelto come singolo, anche se il video è divertente (ma questo, si sa, è un'altro discorso). A parte questo e forse un altro paio di pezzi, il disco risulta un passaggio di maturazione e sperimentazione molto interessante, e l'ennesimo indizio che, probabilmente, la popstar più trasformista ed innovativa, sia proprio Katy Perry.
voto 85/100

giovedì 7 dicembre 2017

Paramore - Ignorance live

La svolta musicale dei  Paramore è stata molto dscussa, nel bene e nel male.
Quello che è indiscutibile è la capacità della band statunitense di proporre spettacoli live, effervescenti e grintose. Ed il carisma della cantante Haley Williams appare ormai consolidato e al di sopra di qualsiasi ragionevole dubbio, come mostra questo brano Live ormai storico.

martedì 30 maggio 2017

El Dorado di Shakira. Recensione

El Dorado è l'undicesimo album di studio della cantautrice colombiana, che con più di 100 milioni di followers su Facebook e 3 esibizioni prima della finali dei mondiali di calcio può essere considerata la Popstar più globale degli ultimi 20 anni, con buona pace di Madonna.
El Dorado è un luogo leggendario in cui sarebbero nascoste quantità immense di oro e gioielli preziosi. Per cercare questo luogo furono addirittura organizzate delle spedizioni nel corso del XVI secolo, spesso guidate da avventurieri senza scrupolo.
Shakira ha chiamato questo album come il leggendario tesoro, dedicandolo al suo compagno ed ai suoi flgli, ringraziandoli di avergli fatto trovare questo tesoro, che ovviamente per Shakira più che rappresentare la richezza materiale (che ha raggiunto da tempo) rappresenta la ricchezza e la pace interiore.
Il cuore del Cd a mio avviso è rintracciabile  nelle quattro canzoni scritte insieme a Ochoa, il produttore e songwriter che ha accompagnato Shakira fin dai tempi di capolavori come Pies Descalzos e Donde Estàn los ladrones.  Nada è una stupenda ballata, forse tra le migliori in assoluto scritte da Shakira, poesia allo stato puro, ma non sono da meno Amarillo, con i suoi toni rilassati in cui i colori dell'arcobaleno rappresentano uno stato d'animo diverso, Coconut tree, questa volta in inglese, che ricorda alcune delle cose di Oral Fixation, e la conclusiva Toneladas, che rischia di passare inosservata, anche perché richiede un ascolto attento, dove la voce di Shakira è praticamente lo strumento principale, mentre timide note di tastiera servono a puro scopo di accompagnamento.
Se queste sono cuore e cervello dell'album le gambe, sono rappresentate dalle già note Chantaje, la Bicicleta, Deja vu, tutte canzoni che fanno muovere gambe e fianchi. Chantaje ha uno stile reggaeton un poì pesante, ma non si può negare che il duetto con Maluma sia alla dinamite, come dimostra il miliardo di visualizzazioni raggiunte dal video. La Bicicleta è un brano divertentissimo ed anche qui l'alchimia con il simpatico Carlos Vives è riuscitissima. Deja Vu  con Prince Royce,è una bachata dai toni nostalgici ed anche questo duetto appare eccellente. Per chiudere la quaterna dei duetti ecco Pierro Fiel con Nicky Jam, gradevole ma inferiore ai precedenti. Il singolo Me enamore, è una romantica canzoncina dedicata al suo uomo. Ammetto di aver storto il naso quando è uscita, ma dopo qualche ascolto non si può non  trovarla divertente e rinfrescante come una limonata, anzi un mojito.
Di duetti se ne trovano veramente tanti, forse troppi, ed ecco quindi Trap, ancora con Maluma, dalle atmosfere molto rilassate, che onestamente sfiora la noia, ma che si riscatta con un interessante uso della chitarra elettrica sulle ultime note. Forse un maggior uso di questa avrebbe reso più interessante il pezzo. Un altro duetto riuscito è What we said, con i Magic, con atmosfere orientate maggiormenta verso il reggae, e con un ottimo ritornello.
Tutto bene quindi? Non proprio: What we said infatti è presente anche come Comme Moi, altro duetto questa volta con il cantante rap francese Black M, la cui voce è veramente molto sgradevole e sinceramente non si capisce l'utilità di questa doppia versione. Altrettanto inutile e fastidiosa risulta essere When a Woman, in cui Shakira si è affidata ad uno stuolo di collaboratori esterni, con risultati decisamente mediocri, dal momento che la canzone non riesce né a divertire né ad emozionare, risultando un pastiche di stili diversi senza essere né carne né pesce.
In conclusione possiamo dire che il disco ha i pregi e difetti dell'ultimo omonimo album, vi è un numero eccessivo e non sempre giustificato di duetti e collaborazioni, un certa ritrosia di Shakira a scrivere le proprie canzoni come invece faceva ai bei tempi, e la cosa spiace dal momento che alla fine le canzoni scritte da lei e Ochoa risultano veramente di altra categoria, ma forse la famiglia toglie tanto tempo e distrae Shakira da questo aspetto della sua professione, riducendola ad un ruolo più da cantante che da autrice. Sull'altro lato il disco è complessivamente più riuscito del precedente, maggiormente compatto, sostanzialmente gradevole, a parte quel paio di cadute di tono già elencate, probabilmente può anche guadagnare con il tempo e tra le ultime 4 uscite lo possiamo collocare appena dietro a Sale el Sol come qualità complessiva.
Sul booklet viene riportata una citazione di Pablo Neruda che dà il senso a tutto l'album
Non si sorprenda nessuno perché voglio consegnare agli uomini i doni della terra, perché imparai lottando che è il mio dovere terrestre propagare l'allegria, e compio il mio destino col mio canto.
Ecco,  questo album va preso come un tentativo di portare allegria in un mondo pieno di lotte e a volte crudeltà, questo è il senso, il portare la propria felicità a tutti gli altri. E da questo punto di vista credo che lo scopo sia raggiunto
voto 8

lunedì 22 maggio 2017

E' uscito il mio libro: Shakira la Rockera dai piedi scalzi


Ho il piacere di comunicare la conclusione felice di un progetto a cui ho lavorato per quasi due anni, nei ritagli di tempo, con molte incertezze e con molti cambiamenti al progetto originale, ma credo di aver raggiunto un discreto risultato finale.
Risultato finale che, chi è interessato, potrà verificare di persona.
Vediamo di cosa si tratta:
Shakira - La rockera dai piedi scalzi è un ebook in vendita presso i negozi Amazon.
Il libro racconta la vita e la carriera di una delle star più amate e seguite: chi segue questo blog avrà avuto modo di vedere il mio interesse verso questa cantautrice (sottolineo cantautrice)
Con oltre 80 milioni di dischi venduti, Hit che hanno segnato la musica moderna (chi non ricorda canzoni  comeWhenever Wherever, Hips don't Lie o Waka Waka? ) centinaia di concerti, più di 400 premi vinti e oltre 100 milioni di followers su Facebook,  Shakira è forse la Popstar più globale e più amata degli ultimi 20 anni. Il libro ne ripercorre in modo agile la vita e la carriera, le origini sociali e culturali, le difficoltà iniziali, i primi successi, la vita sentimentale, i concerti, e analizza la musica ed il significato dei testi.
Viene anche dato ampio spazio alle molte iniziative filantropiche che Shakira ha intrapreso nel corso della sua carriera, dalla creazione della Fondazione Pies Descalzos fino all'impegno nell'UNICEF e a favore dei profughi e dei migranti.
Il sottotitolo del libro "la rockera dai piedi scalzi" vuole indicare come Shakira non sia una semplice popstar ma sottolinea l'amore di Shakira verso il rock, il suo impegno sociale, e la modestia che ne ha sempre caratterizzato l'azione, oltre alla abitudine di esibirsi sul palco a piedi scalzi.

Il libro può essere acquistato presso Amazon a questo indirizzo
A breve alla versione eBook verrà affiancata una versione cartacea.

recensione di After Laughter di Paramore


After Laughter è il quinto album ufficiale dei Paramore. Il precedente self intitled album, aveva segnato un cambiamento non solo nella line up del gruppo, ma anche nella musica, diventata più pop ma anche più varia ed aperta, e a mio modo di vedere anche mostrava una notevole maturazione del gruppo, che passava da un ambito adolescenziale ad uno più maturo. Questo disco segnala una mutazione ancora più netta nella musica dei Paramore. È necessaria a questo punto una lunga premessa: arrivati al terzo/quarto disco il gruppo o solista che sia si trovano di fronte ad un dilemma: continuare ad andare avanti come niente fosse, rischiando di ripetersi ed annoiare e diventare delle parodie di se stessi, oppure cambiare, poco o tanto, aprendosi ad un pubblico più variegato e mettendosi in gioco, crescendo e maturando, ma rischiando anche accuse (non sempre peregrine) di essersi svenduti, o di aver perso di vista le proprie caratteristiche, finendo magari per proporre una musica ancora più banale e stantia di quella che si era appena lasciata alle spalle.
Si possono fare molti esempi nell'uno o nell'altro senso: credo che il confine  fra maturazione e "sputtanamento" sia sottile e spesso indefinito, ma credo anche che un gruppo possa ritenersi fedele a se stesso se, pur cambiando la forma musicale, mantiene inalterato lo spirito che lo anima, e se mantiene una certa originalità musicale.
Ritengo che After Laughter ricada in quest'ultima categoria. Il disco prosegue quindi il percorso iniziato con "Paramore", diciamo si ispira alla parte più pop di questo, tanto per capirsi a brani come Still into you e Ain't it fun soprattutto. La gran parte dei pezzi sono di tipo dance /funk, ma mantengono una propria matrice che li distingue dalla musica attuale in modo abbastanza netto. In qulache pezzo qualche piccolo rimasuglio di Pop/punk rimane, e vi è spazio per esperimenti acustici,come in 26, o per brani ibridi, come Fake Happy" dove pop, acutico e pop/rock si intrecciano. Vi è anche spazio per brani sperimentali, come lo stranissimo "No Friend", dove Hailey Williams non canta. Alla fine se vediamo i Paramore continuano a parlare nei loro testi degli stessi argomenti: amore, odio, solitudine, speranza, tristezza, allegria e alienazione e rabbia. Solo lo fanno in un modo diverso, più sottile, più articolato e sfuggente. Le canzoni sono in ogni caso dannatamente orecchiabili come e più di prima e mettono ugualmente voglia di ballare, muoversi, urlare.
Insomma è cambiata la veste, ma non la sostanza.
In conclusione, se volete un disco di Punk/pop come ai vecchi tempi, meglio indirizzare altrove le vostre attenzioni, oppure riascoltarvi i primi 3 del gruppo, ma se volete seguire il gruppo americano nella sua evoluzione, o semplicemente ascoltare della buona musica che unisce divertimento e qualità, allora questo disco fa per voi.
Per me, insomma, è un sì, più che un no. I paramore hanno scelto di rischiare, ed io sto con loro.
Voto 8

mercoledì 3 maggio 2017

Sham 69 - If The Kids Are United (Live, 1978)

A metà degli anni 70l'Inghilterra era un paese travolto dalle tensioni sociali e dalla disoccupazione. Una delle risposte a questa situazione fu rappresentata dal Punk: Ma ben presto i Kids inglesi si divisero, i punk, rockabilly, Mods e Skins. Volavano botte da orbi e coltellate. Così Jimmy Pursey dei Sham69, scrisse questo anthem potente e trascinante invitando i ragazzi a non fare a botte ma ad unirsi contro il sistema. Rimase inascoltato però questo brano entrò nella breve e folgorante stagione del Punk