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sabato 1 aprile 2023

Lone Justice: un gruppo da riscoprire

 I Lone Justice furono una band che ebbe una breve per quanto gloriosa storia. Fondati nel 1982 dal chitarrista  Ryan Hedgecock e dalla cantante e chitarrista Maria McKee incisero due dischi,l'omonimo Lone Justice nel 1985 seguito l'anno successivo da Shelter, per poi sciogliersi nel 1987 dopo svariati cambi di formazione. I dischi ebbero uno scarso successo sfiorando solo la top50 americana, pur avendo svariate ottime critiche. Il gruppo proponeva sostanzialmente un sagace country rock, con influenze rockabilly e punk, e sicuramente aveva il suo  punto di forza nella voce e nella presenza scenica della cantante Maria McKee, che poi intraprenderà una carriera solista più soddisfacente, ma non certo di grande successo. 

Una dimostrazione del talento e della capacità Live di Maria e Co. la si può vedere in questo raro Live di Soap soup and salvation (sapone, zuppa e salvezza) forse il loro pezzo migliore



sabato 9 gennaio 2021

Recensione: Plastic Heart di MIley Cyrus


 La piccola Miley, già star della Disney nella seconda metà della decade precedente, è cresciuta. Non sto intendendo sul piano fisico e della età, questo è del tutto ovvio, ma artisticamente. Lo si era visto già nei precedenti dischi,  in particolare Forever Young, ma questo è ancora più chiaro dall'ascolto attento dell'ultimo Plastic Heart, il cui unico difetto è che avrebbe potuto essere anche migliore.

In questo disco Miley rende più esplicito l'amore che ha da sempre dimostrato verso certo rock anni 70-80, e che si concretizza in un paio di duetti con nomi importanti di quell'epoca, ovvero Billy Idol e Joan Jett. Beninteso la musica di Plastic Heart di base è sempre pop, e sovente dance, ma è indubbio che siano ben presenti e riconoscibili elementi di rock sparsi qui e là come le spezie su un arrosto, non sono la base del piatto ma ne costituiscono un elemento capace di dare un certo gusto e retrogusto piacevole (magari con un vino adatto..)

Il disco si apre con WTF i Know, un pezzo  che utlizza un impianto musicale abbastanza classico nel repertorio di Miley, una base dance a cui si sovrappone un arrangiamento più rock nel ritornello. un discreto pezzo. Meglio il secondo pezzo, la title track Plastic Heart, più vicina ad uno stile pop-rock di impianto classico, molto gradevole ed anche trascinante, in cui si distingue un buon assolo di chitarra elettrica nel bridge. Il terzo pezzo Angels Like you, è invece una ballata che inizia in modo quasi timido, per poi crescere man mano e ricorda il materiale del precedente FOrever Young. Prisoner propone un duetto con l'emergente star della nuova dance Dua Lipa, ed è sicuramente il dbrano dal maggiore appeal commerciale, e bisogna dire che assolve senza problemi il suo ruolo, anzi direi che è meglio del prevedibile. Esiste anche una versione rock che è semplicemente travolgente ed è un peccato non sia stata offerta al pubblico (almeno in questa edizione del cd). Gimme what I want per quanto mi riguarda è di sicuro il brano meno riuscito ed interessante del disco. L'arrangiamento risulta piuttosto pesante, e la canzone abbastanza strasentita, diciano sullo stile di ciò che ha prodotto Lady Gaga negli ultimi 12 anni. 

Per fortuna subito dopo  giunge Night Crawling, ovvero il duetto con Billy Idol, ed è letteralmente un'altra musica. Batteria pesante, tastieroni e chitarre ruggenti, nulla da invidiare ai brani  fra il punk ed il pop che hanno reso famoso Bily nei promi anni 80. Il duetto fra i due è poi pura materia incandescente. Decisamente sì. Il cd da qui compie come un salto di qualità. Ed ecco Midnight Sky, dalle atmosfere suadenti ed avvolgenti, seguita da High, una ballata in stile country, come quelle degli ormai lontani esordi di Miley, uno stile che, a mio modesto avviso, le si addice totalmente. Anche la successiva Hate me è una ballata seppure con uno stile più moderna e, nondimeno è riuscitissima. A seguire l'altro duetto con Joan Jett che, però, rispetto a quello con Billy Idol mi pare meno riuscito, ritornello carino e orecchiabile, ma la parte della strofa la trovo decisamente rivedibile, Never Be me è un'altra ballata, forse un po' scontata, ma sicuramente gradevole ed orecchiabile. Chiude il tutto Golden G Strings, un'altro brano lento ma dalle caratteristiche diverse dai precedenti. 

In conclusione si tratta di un'ottimo album, guastata da un paio di canzoni non del tutto all'altezza, che certo non rappresenta un capolavoro assoluto della musica pop, ma che di sicuro assicura un gradevole ascolto riservando anche alcune sorprese. Rimane il dubbio, avendo ascoltato alcuni inediti, che il disco avrebbe potuto essere anche migliore.

Voto 8,5


martedì 19 dicembre 2017

Miley Cyrus- Younger Now

Mi sono sempre chiesto cosa volesse fare da grande Miley Cyrus. Figlia di un musicista country lanciata da giovanissima come star della Disney nel personaggio di Hanna Montana, ha sempre alternato cose carine ed anche interessanti a cadute di tono e gusto impressionanti.  Per ciò è stata a lungo classificata come una delle tante star adolescenziali destinate ad una breve carriera e ad un ancor più breve successo. Eppure il talento lo si intravedeva, ed anche in modo piuttosto evidente. Eppuere la giovanissima Hanna Montana è diventata una giovane adulta, con errori e contraddizioni, e non è sparita nel nulla come molti avevano preventivato e forse sperato. Il problema vero di Miley non è mai stato il talento o la vocazione, ma trovare la sua via. Ed invece è sempre stata indecisa se essere la nuova Britney Spears o la nuova Avril Lavigne, la nuova Rihanna o la nuova Taylor Swift.
Con questo disco Miley fa finalmente la sua scelta e sceglie di essere semplicemente Miley Cyrus: si riappropria delle proprie origini, che non possono altro che essere quelle di famiglia, quelle della country music, debitamente corretta ed interpretata, ma senza stravolgerla o contaminarla di eccessivi elementi del pop commerciale (come invece fatto da molte sue colleghe, la Swift in primis) Il risultato è un disco ottimo, a tratti eccellente, gradevole dalla prima all'ultima canzone. Younger Now è il manifesto programmatico del disco,  mentre Malibu è il suo completamento. Miley passa indenne attraverso un pericoloso duetto con l'icona del country americano Dolly Parton in Rainbowland, per poi gettarsi in atmosfere anni 50 con Week Without you. Miss you so much è una ballata dolce e coinvolgente. la parte migliore del disco è tuttavia la seconda, con brani bellissimi come I would die for you, Thinkin, Bad Moon e Love Someone, sempre con atmosfere fra il country ed il rock vintage.
Il disco si conclude con Inspired, una sorta di appello al perseguire la propria felicità e quella collettiva. Non nascondo che considero questo disco una delle più gradite sorprese dell'anno musicale ormai trascorso ed uno dei migliori dello stesso
90/100

mercoledì 17 agosto 2016

Recensione di Undercurrent di Sarah Jarosz

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Undercurrent è il quarto disco della giovane cantautrice e polistrumentista Sarah Jarosz.
Il disco prosegue sulla falsariga dei precedenti, aggiungendo qui e là qualche piccola innovazione che rende il tutto più interessante. Il disco si apre con Early Morning lights, tipica ballata con un semplicissimo quanto efficace arpeggio di chitarra. Il successivo Green Lights ha atmosfere sognanti.
Più coinvolgente il successivo House of Mercy, caratterizzato da atmosfere maggiormente drammatiche, a mio modo di vedere uno dei pezzi migliori del disco. Everything to hide è anch’esso un classico pezzo di folk music con note lievi che la voce di Sarah accarezza timidamente, mentre Back of My Mind disegna atmosfere quasi fiabesche . Comin’ Undone è invece un pezzo quasi blues, con le note di un organo che si introducono sullo sfondo del brano aggiungendo qualcosa di inedito alla musica di Sarah, anche questo un pezzo molto riuscito.
Take Another Turn e Take me back non aggiungono molto agli altri pezzi, pur essendo sempre pezzi molto gradevoli. Rimarchevole Lost Dog, forse il pezzo più bello del disco.
Still Life e Jacqueline concludono degnamente un disco bellissimo, il migliore di Sarah fino ad oggi, disco che mi permetto di consigliare caldamente a chi ama il genere folk-country e a chiunque ami la buona musica.

giovedì 19 dicembre 2013

recensioni : John Mayer –Paradise Valley



 Sesto disco in studio di John Mayer, che si destreggia tra atmosfere country e chitarre dolcemente blues, Paradise Valley è un disco molto gradevole all’ascolto, oserei dire un disco di easy listening, eppure ascoltandolo bene si notano molte sottigliezze strumentali. Dalla ritmata ed allegra Wildfire attraverso ballate più riflessive come I will be Found o Badge and gun, John Mayer riesce ad intrattenere l’ascoltatore senza mai annoiare. Tutte le canzoni sono scritte da John Mayer tranne “Call Me The Breeze” cover di un brano di JJ Cale, e Who You Love, scritta e cantata insieme a Katy Perry, fidanzata di John. L’altro duetto del disco  è Wildfire (non è la canzone di apertura) con Frank Ocean. IL brano più bello è proprio il duetto con Katy Perry, le voci dei due si completano alla perfezione, e la voce di Katy è veramente bellissima, direi una bella coppia anche artisticamente. Altri pezzi che mi sembrano particolarmente riusciti la già citata call me the Breeze e On The way home, ma quasi tutti i pezzi sono soddisfacenti.

lunedì 14 ottobre 2013

Recensioni: Sheryl Crow : Feels Like Home

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Ottavo disco in studio della bella Sheryl. e ancora una volta la cantautrice del Missouri non delude.
Il disco ha un certo sapore country, ma è anche sorretto da una robusta vena rock che lo porta ad assomigliare ai primi lavori, e questo è certamente un bene. Sheryl Crow è invecchiata, come tutti,ma è invecchiata bene, sia dal punto di vista della musica che dei testi. Se la musica varia da ballate lievemente country (Give it to me, Waterproof Mascara) a pezzi più rock (Shotgun, Call me when I’m Lonely) o a canzoni come Easy che richiamano lo stile rock/country dei primi dischi, i testi affrontanto temi personali ma con un occhio, spesso ironico e disincantato, sul reale. Così in Crazy Ain’t original Sheryl prende atto che ogni forma di trasgressione è stata fagocitata in un conformismo che la rende banale e patetica “Entrare ed uscire dalla riabilitazione non è la vergogna che era un tempo…e tutte quelle nonne con le loro plastiche cosmetiche che fanno il loro meglio per far sembrare che stiano ancora al liceo…tutte le cose che puoi pensare sono già state fatte prima, la pazzia non è più originale”. Oppure in Nobody’s business, in cui rivendica il diritto alla privacy in tempi di gossip e social network, o ancora in Best of times, dove sbeffeggia la globalizzazione ed il cosmopolitismo forzato e limitato alle sole merci.
Ci sono anche dei piccoli ritratti di persone, come in Home coming Queen dedicata ad una ex reginetta di bellezza e al passare ineluttabile del tempo. Mentre Home Sick e Stay at home mother sono due dolci e toccanti ballate che chiudono degnamente un ottimo disco
Voto 8,5