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domenica 18 dicembre 2022

The Struts - falling with me

 Il gruppo britannico dei The Stuts continuano a proporre il loro rock anni 70 dolcemente influenzato dal Glam rock del periodo. Ed ecco il nuovo singolo, Falling with me. La ricetta è la solita, rok'n roll e coretti glam, ma funzione maledettamente bene. In attesa di rivederli nel nostro paese godiamoci il video.




venerdì 24 settembre 2021

Gli imperdibili: In Style di David Johansen

 David Johansen è un personaggio straordinario, non solo perché ha fatto la storia del rock con le New York Dolls, ma anche perché è stato capace di reinventarsi più di una volta, anzi, esattamente tre.

La prima reinvenzione è stata iquando decise di intraprendere una carriera solista certamente influenzata dal suo passato con le "bambole di New York" ma che ha anche toccato ambiti musicali molto lontani dal glam/punk rock della precedente band. Poi, sotto le mentite spoglie di Buster Pointdexter, si è vestito dei panni del Crooer, toccando ambiti musicali del tutto diversi. Infine negli anni 2000 ha pubblicato un paio di dischi fra il country ed il folk, per ritornare a cantare i vecchi brani dei Dolls in compagnia dell'unico altro sopravvissuto Syvain Sylvain.

Qui ci occupiano della seconda parte di carriera di David, ed in particolare del disco In Style, pubblicato nel 1979, dopo l'uscita del primo omonimo album.Seppure anche  il  primo disco ed il successivo Here comes the night siano lavori di ottimo livello, personalmente la palma di migliore la concedo a In Style (e al live Live it up, anche se i dischi dal vivo sono un discorso a parte). La ragione di questa mia scelta, del tutto soggettiva, è forse anche dovuta al fatto che è stato, credo, il primo disco di Johansen da me comprato, ne raccattai una copia usata nel mitico negozio Metropolis, allora situato in via Padova a Milano (ancora resiste, solo si è spostato di qualche metro) al prezzo di lire 7.500 (non ho una memoria straordinaria, semplicemente è ancora appiccicata l'etichetta). In larga parte però quello che me lo fa preferire è la varietà degli stili musicali che compongono il disco. Si parte con Melody, un pezzo molto orchestrato, una sorta di rock sinfonico, se così si può definire. A seguire il rock decisamente "dollsiano" di She, un pezzo che ti lascia senza fiato. Col terzo brano, Big City, iniziano le sorprese vere, si tratta di un  brano da "big orchestra", in cui si intravede la via che David percorrerà successivamente come Buster Pointdexter. She Knew she was falling in love, è un pezzo con cadenze un po' reggae ed un po' latineggianti, molto gradevoli, mentre Swaneto Woman è un brano decisamente pop, diciamo che non è il brano migliore del disco. La seconda facciata (o sesto brano nella versione Cd) si apre con Justine, una bellissima ballata romantica, uno dei vertici del disco, ma le smancerie non durano molto, perché il brano successivo è la title track In style, e di nuovo le atmosfere sono quelle dei New York Dolls, un rock potente e primitivo che spinge a muovere i piedi e ad agitarsi sulla poltrona. You touched me too è un' altra ballata con armonica ed un ottimo arrangiamento, mentre Wreckless Crazy è di nuovo un brano rock, veloce e audace.

La chiusura è affidata a Flamingo road, un'altra ballante, drammatica e toccante, che chiude degnamente un gran disco, il cui livello è giusto abbassato da Swaneto Woman, la cui presenza nel disco può essere giustificata dalla volontà di Johansen di toccare ambiti musicali disparati, seppure l'impronta rock sia quella prevalente. Per quanto mi riguarda questo è un disco imprescindibile, e se vi piacesse vi consiglio di comprare o ascoltare anche gli altri. Non dovreste rimanere delusi.




venerdì 1 novembre 2019

The Struts Live- Recensione del Concerto al Fabrique di Milano 29 ottobre 2019

Il vostro umile re/censore si è recato a gustarsi il concerto che il gruppo inglese The Struts (vedi recensione del loro ultimo cd qui) ha tenuto al Fabrique di Milano.
Lasciatemi illustrare innanztutto la location dove si è tenuto il concerto. Il Fabrique è uno dei tanti luoghi "dismessi" e poi riadattati che popolano quella ex.citta industriale che viene chiamata Milano.
Ovviamente come molti di questi posti è un luogo piuttosto squallido (ma potrebbe essere peggio) per lo più destinato al transito di automezzi pesanti se non pesantissimi (diversi Corrieri Espressi o Ritardati hanno la loro dimora da codeste parti). Non è la prima volta che vado a vedere un concerto al Fabrique, quindi questo non è per me  una sorpresa, però questa volta il posizionamento del locale mi è parso più fastidioso delle altre volte e spiego il perché. Premesso che sono piuttosto comodo per arrivarci (imbocco la tangenziale alla Gobba e alla quarta o quinta uscita esco, insomma questione di un quarto d'ora e giusto perché sono una lumaca come autista altrimenti sarebbe meno) però vi sono alcuni problemi che emergono. Per trovare un parcheggio bisogna schivare i posteggiatori abusivi che ti vendono posti auto alla modica cifra di € 5 o 3 che comunque sia è un furto. Si può trovare un parcheggio gratuito su Via Mecenate, ma l'ho trovato almeno a 500/600 metri di distanza dal Fabrique. Quindi, una volta posteggiato, mi sono diretto verso l'edificio. Avevo capito che c'era più gente di quanto avessi previsto già solo per il fatto che non si trovava posto auto. Ma ecco che davanti al Fabrique vedo con mia sorpresa che c'è la fila per entrare, nonostante ormai siano quasi le 20.30 ed i cancellli sono stati aperti alle 19.00. Mi incammino seguendo una mamma molto fashion con figlia piccola anche lei molto fashion per arrivare all'inzio della coda. Ma questa non inizia 10 metri più in là, e nemmeno 20 e nemmeno 30...insomma arrivo fino al primo angolo e penso "vabbé c'è un po' di coda ma non è così terribile..." ma subito capisco che ho pensato male. La mamma fashion si ferma e dice alla figlia, "ma cosa vuoi che dicano ad una bambina piccola? ti faranno passare". Giusto e molto italiano, ancorché fashion, Mi ricorda i Mostri di Monicelli. Alla bambina non dicono niente, alla mamma magari che è una gran stronza, che dite? In ogni caso non sono una bambina piccola e nemmeno la mamma fashion  stronza per cui mi rassegno a proseguire per la via che fa da angolo, e cammino cammino e incomincio a pensare "quasi me ne torno a casa", ma anche no, ho il biglietto e a meno di non trasformarmi in bagarino è meglio proseguire. Finalmente arrivo alla fine di questa interminabile fila (che sarà in tutto penso almeno 150 metri) . Calcolo che tutto sommato in mezz'ora dovrei farcela ad entrare. Però quella via è veramente squallida ed è piena di Tir giganteschi che, seppure a passo d'uomo, ci sfiorano, e quindi penso di mettermi in salvo sul marciapiede. Allora dico ai due tizi dopo di me: "Certo che non ci facciamo mancare niente stasera, compresi i camion che cercano di investirci. " Uno dei due ride, l'altro no perché dev'essere uno di quelli troppo seri per ridere della battute del primo pirla che passa per strada (che sarei io, nella circostanza).
Faccio la mia paziente fila e ad un certo punto quando ormai sono quasi le 21.00 (The Struts dovrebbero iniziare alle 21.15) pensano di darsi una mossa e di separare quelli con già il biglietto da quelli che fanno la fila per comprarlo (Premio Darwin agli organizzatori del Fabrique, dopo l'invenzione della ruota e dello stuzzicadenti direi che questa è veramente un colpo di genio, ma quando cazzo mai si fa una unica fila? Come direbbero a Bolzano "malimort.....) Finalmente entro, evito il guardaroba(altri € 5) la birra fredda, vado alla toilette e mi posiziono astutamente nella zona centrale, dove ci sono alcuni scalini e gente della mia età, insomma posso vedere bene senza gente che mi salta sui calli.
Alle nove e mezzo minuto più o meno quando tutti i ritardatari ed i ritardati sono entrati, ecco che entrano gli Struts. Attaccano subito con Primadonna Like me, che è palesemente il manifesto poetico e la dichiarazione di intento del gruppo, e soprattutto del leader, come si vedrà per tutto il concerto.
Poi fanno  Body Talks, Kiss This e In Love with a Camera, e a quel punto mi chiedo" e cosa fanno adesso? hanno fatto le migliori, fanno i bis e se ne vanno?" In realtà il concerto è appena iniziato e prosegue con Fire, One night Only e via via ripercorrendo i loro due album . Fin dalle prime note si nota come la band sia una band vera, che sa stare sul palco, non sono musicisti geniali, scoprono più o meno l'acqua calda, ma sono molto solidi e  conoscono (soprattutto il cantante Luke) tutti i trucchetti del "vero rock"(compreso il "solo di chitarra" che sinceramente ho trovato un poco noioso) per ammaliare, trascinare e sedurre il pubblico, peraltro molto ben disposto a farsi ammaliare. Il repertorio non è vastissimo, e non sempre di qualità, ma loro scelgono il meglio e lo mixano con alcune cover, fra cui si segnala Dancing in the street, vecchissimo hit di Martha and the Vandellas, già coverizzato dalla coppia David Bowie-Mick Jagger nei favolosi anni 80'.
Come si è capito, Luke, il cantante è veramente quello che viene definito un animale da palcoscenico. Le sue movenze sono molto teatrali, il suo modo di stare sul palco è un mix fra il già citato Mick Jagger, Freddie Mercury e Robert Plant (e probabilmente altri 3 o 4 che non sto a citare) ma certo è efficace. Usa tutti i trucchi del mestiere per coinvolgere il pubblico, "e adesso alzate le mani, e adesso cantate con me, e adesso state seduti e adesso ballate" etc etc, insomma fa fare a tremila persone quel cazzo che vuole lui, e se non lo fai, ti senti un attimino una merda, giusto il tempo per capire che in fondo "it's only rock'n roll but I like it". Infine ringrazia il pubblico ricordando che pochi mesi fa a Milano ai Magazzini generali c'erano 700 persone e adesso ce ne sono più di "3 thousands fucking people" ad idolatrarli, cosa che deve riempire il suo ego di orgoglio narcisistico. Poi arrivano i "bis" dopo la solita pausa e si finisce con Somebody New, suonata e cantata al pianoforte da Luke (che, detto per inciso, sotto alle giacche sgargianti e alla teatralità istrionica il talento e la preparazione ce l'ha, eccome) seguita da Ashes e Could have been me per il gran finale dopo  quasi un'ora e tre quarti di concerto.
In definitiva un bel concerto, divertente, peccato per l'acustica a mio modo di vedere e sentire non ottimale, però, al di là dei limiti e dei difetti della loro proposta musicale, The Struts confermano le voci che li segnalano come una delle band da seguire Live, e credo che, chissà, magari la prossima volta ci saranno anche più di tremila persone a sentirli.



venerdì 25 ottobre 2019

The Struts: Young and Dangerous

Young and Dangerous è il secondo disco della band neo-glam The Struts. Devoti della musica glam rock e rock dei primi anni 70 gli inglesi The Struts denunciano le loro ascendenze musicali fin dai video e dal look esageratamente demodé. Questo secondo lavoro inizia con i fuochi d'artificio. I primi tre brani dell'album, difatti sono una vera scarica di energia e di adrenalina, fatta di tutto quel che fa(ceva) di un brano rock un brano rock ovvero energia, divertimento, riff assassini, voce potente e assoli messi al punto giusto, in aggiunta ad una forte sezione ritmica: Body Talks, In love with a Camera e, soprattutto,  Primadonna like Me accontentano tutte queste condizioni, ed aggiungiamoci anche i testi. che sprizzano narcisismo e vanità da tutte le parti. Forse il gruppo ha giocato tutte le sue migliori carte in questo inizio, per cui il resto del disco non pare sempre essere all'altezza, i pezzi sono tutti gradevoli, ma pochi si segnalano  particolarmente fra questi : Who I am? è un brano con chiari riferimenti al Funky e si stacca un poco dal resto: Fire è un brano piuttosto movimentato, con una classica struttura, ed un ritornello di quelli che ti fanno cantare, Somebody New è un brano dalle atmosfere più solenni ed un tocco di liricismo in più.  Non c'è molto da segnalare fino all'ultimo brano Ashes part 2 , dove, se l'omaggio alla maggiore fonte di ispirazione dei quattro, ovvero i Queen, è evidente, non si può negare dall'altro lato nemmeno l'efficacia e la bellezza del brano.
C'è ancora spazio per una piccola sorpresa ovvero Body Talks con la presenza della pop star Kesha, che si è diretta verso lidi musicali più rock dopo gli inizi decisamente leggerini. Questo duetto peraltro rende ancora più chiaro quella impressione che si ha durante tutto l'ascolto dell'album, ovver che i The Struts, pur rifacendosi a modelli rock, siano decisamente più pop di quanto loro stessi non vogliano confessare. Che poi è esattamente la stessa cosa che succedeva per i Queen a loro tempo, e che spiega il perdurare del loro successo a così tanti anni di distanza ed in un periodo in cui il rock vero, diciamo la verità, non va un granché di moda.
Tornando a Young and Dangerous è n definitiva un buon album, ma di certo non una pietra miliare. Tuttavia sarà interessante seguirli nella loro unica data italiana il 29 ottobre al Fabrique di Milano, per tastare il loro valore come gruppo Live.
8/10