Qui si parla di Rockenroll in modo leggero ma, spero, non superficiale. Rockabilly, bluesrock, punk, dark, hard, heavy(poco) funk, jazz, R&B, Ska, folk, grunge, di tutto un pop. Qui non troverete scomuniche a questo o quell'altro, o settarismi degni di qualche setta religiosa od ideologica ma solo spunti per ascoltare, divertirsi o riflettere su ciò che è rockenroll anzi uockenuoll, come direbbe Paola Maugeri. Buon divertimento!
mercoledì 22 gennaio 2014
Levellers - One way - Live Glastonbury -
The Levellers, una band che mischiava rock, folk, punk e politica in una miscela esplosiva e di grande qualità. La loro vicenda musicale ha avuto i suoi momenti migliori sopratutto negli anni 90, per poi declinare lentamente, Qui li vediamo al top della loro carriera al Festival di Glastonbury nel 1992. con il loro anthem One Way.
Enjoy youself !
sabato 11 gennaio 2014
Buon Compleanno Pat Benatar !
ù
Oggi compie gli anni Pat Benatar, una delle più talentuose e, manco a dirlo, sottovalutate cantanti rock degli anni 80 ( ma direi di sempre, via...)
Da sempre legata, artisticamente e nella vita, al talentuoso chitarrista Neil Geraldo, Pat ha stabilito dei veri record, come quello di aver vinto per ben quattro anni di seguito il Grammy Award come migliore cantante rock. Dotata di una estensione vocale fuori dal comune (in effetti viene dal mondo della musica lirica) e da una voce grintosa adattissima al rock ruspante che le ha dato la prima notorietà, si è poidiretta verso lidi più pop ( love is a Battlefield) per poi tornare verso il rock (Wide Awake in Dreamland) e sperimentare persino il jazz. Tuttora gira l'america col marito/chitarrista e non ha perso nulla della sua voce e carisma.
Buon COmpleanno Pat!
Oggi compie gli anni Pat Benatar, una delle più talentuose e, manco a dirlo, sottovalutate cantanti rock degli anni 80 ( ma direi di sempre, via...)
Da sempre legata, artisticamente e nella vita, al talentuoso chitarrista Neil Geraldo, Pat ha stabilito dei veri record, come quello di aver vinto per ben quattro anni di seguito il Grammy Award come migliore cantante rock. Dotata di una estensione vocale fuori dal comune (in effetti viene dal mondo della musica lirica) e da una voce grintosa adattissima al rock ruspante che le ha dato la prima notorietà, si è poidiretta verso lidi più pop ( love is a Battlefield) per poi tornare verso il rock (Wide Awake in Dreamland) e sperimentare persino il jazz. Tuttora gira l'america col marito/chitarrista e non ha perso nulla della sua voce e carisma.
Buon COmpleanno Pat!
martedì 31 dicembre 2013
Il meglio ed il peggio del 2013
Come d'uopo a fine anno anch'io compilo le mie classifiche, ma almeno con la coscienza che queste sono le mie preferenze personali, e limitate a ciò che ho ascoltato per intero, e non per sentito dire, più cià che avrei dovuto ascoltare con più attenzione e mi riprometto di fare nel futuro
andiamo quindi con le classifiche del meglio ed anche del peggio dell'anno
TOP TEN CD
1) Manic Street Preachers -Rewind The Film
2) -Diane Birch -Speak a little Louder
3) Paramore- Paramore
4) Avril Lavigne - Avril Lavigne
5) Queens of the Stone Age -Like Clockwork
6) John mayer -Paradise Valley
7) Sheryl Crow -Feels Like Home
8) Katy Perry - Prism
9) Billy Bragg - Tooth and Nail
10) Billie Joe & Norah Jones - Foreverly
TOP 3 Video
1) Katy Perry - Unconditionally
2) Avril Lavigne - Rock & Roll
3) Mika& Ariana Grande - Popular Song
Worst Cd
Lady gaga - Artpop
Esordio pop più sopravvalutato
Lorde - Pure Heroin
Gruppo rock più sopravvalutato
Arcade Fire
Disco più deludente
Beyoncé -- Beyoncé
Da Ascoltare meglio
Pearl jam, Placebo, Sarah jaffe,
andiamo quindi con le classifiche del meglio ed anche del peggio dell'anno
TOP TEN CD
1) Manic Street Preachers -Rewind The Film
2) -Diane Birch -Speak a little Louder
3) Paramore- Paramore
4) Avril Lavigne - Avril Lavigne
5) Queens of the Stone Age -Like Clockwork
6) John mayer -Paradise Valley
7) Sheryl Crow -Feels Like Home
8) Katy Perry - Prism
9) Billy Bragg - Tooth and Nail
10) Billie Joe & Norah Jones - Foreverly
TOP 3 Video
1) Katy Perry - Unconditionally
2) Avril Lavigne - Rock & Roll
3) Mika& Ariana Grande - Popular Song
Worst Cd
Lady gaga - Artpop
Esordio pop più sopravvalutato
Lorde - Pure Heroin
Gruppo rock più sopravvalutato
Arcade Fire
Disco più deludente
Beyoncé -- Beyoncé
Da Ascoltare meglio
Pearl jam, Placebo, Sarah jaffe,
sabato 28 dicembre 2013
Su "Beyoncè", o di come il pop divori se stesso
Come forse qualcuno di voi saprà, è uscito " a sorpresa" la scorsa settimana il nuovo"self titled" disco di Beyoncé, cioè a dire chesi chiama appunto Beyoncé (lamoda dell'anno, lei arriva buona ultima).
Il disco è uscito, inizialmente, solo su Itunes (non è la prima nemmeno in questo) e viene definito un visual cd poichè ogni canzone è accompagnata da un video (ed in fondo, anche qui, non fa molto di diverso da quello che accade per certi dischi di successo da cui vengono tratti 7-8 video).
Qual'è la novità? Nessuna, tranne che B, dichiara che la sua è una "dichiarazione artistica"-
MI mancava questa dichiarazione...
Sia chiaro, apprezzo Beyoncé, è una cantante dal talento straordinario, anche se talvolta mal indirizzato o mal sfruttato, ma qui mi è scaduta tanto.
Ne ho le scatole piene di musicisti e cantanti che, per darsi un tono e "credibilità artistica" cercano al di fuori di quello che è il loro specifico campo d'attività questa "credibilità". In fondo la musica è un'arte, e quindi un musicista dovrebbe cercare di fare al meglio quello.
Cercare nelle arti visive, o in quelle cinematografiche, o altro una credibilità vuol dire ammettere implicitamente che non se ne ha alcuna nel proprio campo.
Poniamo che un pittore faccia una mostra. può anche abbellirla con una musica di sottofondo, oppure organizzare un ricevimento con cibarie, ma non è per questi elementi esterni che la sua opera andrebbe valutata.
IL punto più ridicolo di questa tendenza è stato Artpop di Lady Gaga (e chi, senno?) che ha urlato al mondo che lei ha omaggiato l'arte del pianeta, che l'arte è nel pop e il pop nell'arte per poi defecare un pessimo disco con una copertina simpatica, ma per nulla artistica.
Andy Warhol, quello vero, fece la cover dei Velvet Underground, ma lui in quel progetto c'era coinvolto, e non è la cover quella che ha fatto la storia. La copertina di London Calling dei Clash, con Paul Simonon che spacca il basso, è quanto di più artistico ci si possa aspettare da una cover, ma Paul Simonon, che era uno studente d'arte, disegnava magliette e pantaloni della band, e quella moda è rimasta per decenni, eppure i Clash non hanno mai preteso di "fare "arte", facevano parlare chitarre e batterie. In Origin of Simmetry, capolavoro dei Muse, ci sono interessanti rappresentazioni grafiche, ma è lamusica quella che lo rende un capolavoro indescrivibile. L'ultimo dei Manic Street Preachers ha bellissimi quadri, ma anche qui, la musica parla per sé.
Il disco di Beyoncé è invece di gran lunga il suo peggiore, poche idee e tutte già sentite.
Poi sul piano commerciale ha fatto, almeno negli USA, il botto.
Però si tratta di marketing, non d'arte, sorry.
Il disco è uscito, inizialmente, solo su Itunes (non è la prima nemmeno in questo) e viene definito un visual cd poichè ogni canzone è accompagnata da un video (ed in fondo, anche qui, non fa molto di diverso da quello che accade per certi dischi di successo da cui vengono tratti 7-8 video).
Qual'è la novità? Nessuna, tranne che B, dichiara che la sua è una "dichiarazione artistica"-
MI mancava questa dichiarazione...
Sia chiaro, apprezzo Beyoncé, è una cantante dal talento straordinario, anche se talvolta mal indirizzato o mal sfruttato, ma qui mi è scaduta tanto.
Ne ho le scatole piene di musicisti e cantanti che, per darsi un tono e "credibilità artistica" cercano al di fuori di quello che è il loro specifico campo d'attività questa "credibilità". In fondo la musica è un'arte, e quindi un musicista dovrebbe cercare di fare al meglio quello.
Cercare nelle arti visive, o in quelle cinematografiche, o altro una credibilità vuol dire ammettere implicitamente che non se ne ha alcuna nel proprio campo.
Poniamo che un pittore faccia una mostra. può anche abbellirla con una musica di sottofondo, oppure organizzare un ricevimento con cibarie, ma non è per questi elementi esterni che la sua opera andrebbe valutata.
IL punto più ridicolo di questa tendenza è stato Artpop di Lady Gaga (e chi, senno?) che ha urlato al mondo che lei ha omaggiato l'arte del pianeta, che l'arte è nel pop e il pop nell'arte per poi defecare un pessimo disco con una copertina simpatica, ma per nulla artistica.
Andy Warhol, quello vero, fece la cover dei Velvet Underground, ma lui in quel progetto c'era coinvolto, e non è la cover quella che ha fatto la storia. La copertina di London Calling dei Clash, con Paul Simonon che spacca il basso, è quanto di più artistico ci si possa aspettare da una cover, ma Paul Simonon, che era uno studente d'arte, disegnava magliette e pantaloni della band, e quella moda è rimasta per decenni, eppure i Clash non hanno mai preteso di "fare "arte", facevano parlare chitarre e batterie. In Origin of Simmetry, capolavoro dei Muse, ci sono interessanti rappresentazioni grafiche, ma è lamusica quella che lo rende un capolavoro indescrivibile. L'ultimo dei Manic Street Preachers ha bellissimi quadri, ma anche qui, la musica parla per sé.
Il disco di Beyoncé è invece di gran lunga il suo peggiore, poche idee e tutte già sentite.
Poi sul piano commerciale ha fatto, almeno negli USA, il botto.
Però si tratta di marketing, non d'arte, sorry.
giovedì 26 dicembre 2013
Recensioni. Gabriella Cilmi The Sting
Gabriella Cilmi – The
Sting
Finalmente è uscito il terzo disco di Gabriella Cilmi, che a
soli 16 anni aveva stupito il mondo con il singolo Sweet about me ed un
conseguente straordinario disco di debutto Lessons to be learned.
A questo era seguito l’abbastanza deludente “Ten”, disco
orientato verso la dance e l’electro-pop, non del tutto disprezzabile, ma certo
lontano dalle vere passioni musicali e dalle ispirazioni di
Gabriella.Liberatasi dal contratto con la Universal, Gabriella ha fatto la scelta
coraggiosa di autogestirisi immagine e musica, ed ha realizzato questo
ambizioso disco.
Disco che, devo dire, non trovo completamente riuscito. Se da un lato è apprezzabile
la coerenza ed il coraggio della giovane italo-australiana, e la cura
complessiva nella realizzazione del disco, dall’altro non si può notare come
The Sting soffra di alcune debolezze. Nei suoi momenti migliori (Simmetry. Left
with someone else)il ritmo è pulsante e trascinante e sembra di essere tornati
ai tempi di Lessons o delle cose migliori di Ten; oppure la musica crea
un’atmosfera affascinante in cui il cantato di Gabriella emerge in modo
significativo (Sweeter in History, Don’t look back). Alle volte, però,
soprattutto nella iniziale Highway e nella parte finale del disco, Gabriella si
fa prendere un po’ la mano dal manierismo, sia musicale che canoro, il ritmo
rallenta, la musica scema riducendosi ad un puro tappeto percussivo( Not Sorry)
le canzoni diventano involute e, diciamolo, un po’ noiose, ed il modo di
cantare della bella australiana, basato su toni esageratamente bassi e sussurrati,quasi una specie di sospiro,
diventa lezioso fino alla noia.
Questo non compromette il giudizio complessivamente positivo
sul disco, però mi auguro che in futuro Gabriella torni a sfoggiare la sua
distinta e bella voce senza intellettualismi o manierismi di sorta.
lunedì 23 dicembre 2013
Recensioni: Manic street preachers – Rewind the film
I Manic Street Preachers sono uno dei pochi gruppi che ho
sempre seguito fedelmente, tra gli alti e bassi della loro carriera musicale, e
che reputo un gruppo decisamente sottovalutato da critica e pubblico a favore
di gruppi decisamente meno dotati sul piano artistico e creativo.
Questo disco segna una sorta di seconda rinascita del
gruppo. La prima è quella che avvenne con il disco Everything must go nel 1996,
in cui il gruppo volle proseguire dopo l’improvvisa scomparsa del
chitarrista-compositore-poeta Richey Edwards. Da allora gli MSP misero da parte
il loro armamentario punk e provocatorio per dirigersi verso lidi più pop, che
hanno toccato il loro vertice espressivo con Know your Enemy del 2001 e Save
the Tiger del 2007. Da allora un paio di prove più manieriste che convinte facevano
pensare che il gruppo vivesse ormai in un limbo musicale, in attesa di essere
riposto nel solaio del rock per poi venire riciclato ogni tanti anni.
Questo disco è la smentita di tutto questo. Difficile descrivere la musica
che è contenuta ma si può dire che molte canzoni hanno una impostazione folk(This sullen Welsh Heart ,4
Lonely Roads), ma questa si trasforma in arrangiamenti strumentali sontuosi
come in Rewind The Film o la monumentale 30 Year War o danno sfogo alla propria
creatività con la strumentale Manorbier, mischiano rock ed elettronica in Tokio
Skyline. Ma non si pensi ad un disco pretenzioso, il lato pop del gruppo emerge
potente in canzone macchiate di soul come Show me the Wonder o l’anti-inno di Anthem
for a lost a cause o ancora As Holy as the Soil, dove l’ombra dei Fabolous Four
si affaccia prepotente, mentre qualcosa dei vecchi Manics sia ritrova in 3 ways
to see despair.
Insostanza sicuramente uno dei loro migliori dischi in
assoluto e credo tra i migliori e più significativi usciti quest’anno.
venerdì 20 dicembre 2013
The Boomtown Rats - Someone's Looking At You
I Boomtown Rats sono un gruppo irlandese Punk-New Wave formatosi a Dublino nel 1975. Aderirono inconsapevolmente al movimento punk, pur rimanendone orgogliosamente ai margini, Difatti la loro musica, seppure punk per schiettezza ed immediatezza, era decisamente più "Pop" di quella della maggior parte dei gruppi punk allora in voga. I loro primi tre dischi sono dei veri gioiellini, poi diventarono forse troppo pop e persero un po' il filo della matassa. Il loro leader, Bob Geldof, passò alla storia come organizzatore di Bandaids, la grande iniziativa benefica che coinvolse tutte le popstar e rockstar dell'epoca. e che culminò nel grande concerto del luglio 1985.
Poi preoseguì con una dignitosa carriera solista.
I Boomtown Rats, rimangono uno dei gruppi sottovalutati degli anni 80, come dimostra questa loro splendida canzone tratto dall'album "The fine art of Surfacing" del 1979.
giovedì 19 dicembre 2013
recensioni : John Mayer –Paradise Valley
Sesto disco in
studio di John Mayer, che si destreggia tra atmosfere country e chitarre
dolcemente blues, Paradise Valley è un disco molto gradevole all’ascolto,
oserei dire un disco di easy listening, eppure ascoltandolo bene si notano
molte sottigliezze strumentali. Dalla ritmata ed allegra Wildfire attraverso ballate
più riflessive come I will be Found o Badge and gun, John Mayer riesce ad
intrattenere l’ascoltatore senza mai annoiare. Tutte le canzoni sono scritte da
John Mayer tranne “Call Me The Breeze” cover di un brano di JJ Cale, e Who You
Love, scritta e cantata insieme a Katy Perry, fidanzata di John. L’altro duetto
del disco è Wildfire (non è la
canzone di apertura) con Frank Ocean. IL brano più bello è proprio il duetto
con Katy Perry, le voci dei due si completano alla perfezione, e la voce di
Katy è veramente bellissima, direi una bella coppia anche artisticamente. Altri
pezzi che mi sembrano particolarmente riusciti la già citata call me the Breeze
e On The way home, ma quasi tutti i pezzi sono soddisfacenti.
martedì 3 dicembre 2013
Video: Paramore- Daydreaming
I Paramore hanno sfornato uno dei più bei dischi dell'anno: il loro autointitolato cd (sembra una moda quest'anno) è frizzante, innovativo, mai noioso e profondo al tempo stesso. Questa è una delle canzoni più catchy del disco, con le sue melodie a metà fra i Cranberries ed i mitici Blondie.
Il video in sé per sé non è un granchè, ma ci ricorda che razza di fantastico animale da palcoscenico sia Hayley Williams
mercoledì 27 novembre 2013
Joe Jackson - One More Time
Joe Jackson Ha attraversato più di 30 anni di carriera musicale, tra alti e bassi, passando con disinvoltura fra i generi più disparati, dalgli esordi New Wave dove mischiava sapientamente Reggae e rock, al Jazz, suo primo e grande amore, al pop di classe, ed ancora al rock, alla sperimentazione, alle colonne sonore di film fino a ritornare ai suoi primi amori, ovvero jazz e rock. Qui lo vediamo in piena era "new Wave" con One More Time, rock energetico e di prima classe.
martedì 26 novembre 2013
Manic Street Preachers - Anthem for a Lost Cause
Gallesi, i MSP non hanno mai tradito né le loro idee socialiste e libertarie, né la loro terra ed il loro popolo. Tornano su uno dei più importanti avvenimenti sociali degli ultimi 30 anni, lo sciopero che i minatori gallesi intrapresero, venendo sconfitti, contro la politica antisindacale di Margaret Thatcher.
Il video illustra la durezza della lotta senza retorica, ma con molta dolcezza, mischiando intelligentemente personale e politico, ed il titolo non nasconde la realtà della sconfitta storica per il movimento sindacale ed operaio non solo inglese. Ma rivendica con orgoglio e lucidità che certe battaglie vanno combattute, anche se si sa che sono cause perse, perché la vittoria non sta nel vincere, ma nell'affermare la propria dignità, nel rimanere a testa alta qualsiasi cosa accada.
martedì 19 novembre 2013
Recensioni: Diane Birch - Speak a Little Louder
Diane si era segnalata quattro anni fa con un interessante e
piacevole lavoro, che riprendeva la musica west coast degli anni 70 sporcandola
leggermente di accenni soul e Rithm&Blues, intitolato The Bible Belt, con
la quale si era fatta conoscere ed apprezzare dalla critica e dal pubblico più
attento.
Ora torna con questo nuovo Cd, che riconferma e, se
possibile, rafforza le impressioni positive del primo album. A differenza di
molte altre sue colleghe della scena “indie” o “alternative” Diane non indulge
arrogantemente in atteggiamenti musicalmente elitari, ma lavora sulla materia
della musica pop senza inutili e falsi snobismi, riuscendo a coniugare qualità
e raffinatezza della composizione con una vena pop che rende estremamente
gradevoli materiali sonori che sarebbero altrimenti ostici.
Così nel disco troviamo brani come Lighthouse, dalle cadenze
sofficemente electro-pop, non troppo dissimili dagli ultimi lavori di Ellie
Goulding o Katy Perry, o All The
Love You got un brano splendidamente
pop, si accompagnano a pezzi come Superstars o Play It On, basati sul
pianoforte e sull’ottima vocalità di Diane, mentre brani comi Pretty in pain ,
Diamonds in the Dust e Hold on a little Longer si riallacciano alle sonorità
del primo disco, ma c’è spazio per pezzi come Love and War e la splendida
Frozen Over che trasudano di Soul e RnB da tutti i pori.
Ci troviamo quindi di fronte ad un disco di assoluto
livello, variegato e piacevole, un disco che non riesco a smettere di
ascoltare, nonostante altri ottimi dischi da me comprati, e ritengo il miglior
disco dell’anno fino ad oggi, Straconsigliato.
sabato 9 novembre 2013
Recensione di Avril Lavigne
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Pensavo, o meglio temevo, che Avril avrebbe cercato il
successo facile, oppure che si sarebbe ripiegato su se stessa mettendosi a
scimmiottare il proprio passato. Per fortuna il disco ha fugato questi timori,
e presenta una Avril Lavigne rinata, che propone un nuovo lato di se stessa
senza però tradire il suo passato e le sue caratteristiche.
Quinto disco della cantautrice e rocker canadese. Arrivando
dopo un disco come Goodbye Lullabye, molto coraggioso e molto bello, ma anche poco compreso, si presentava come
un disco difficile.
Pensavo, o meglio temevo, che Avril avrebbe cercato il
successo facile, oppure che si sarebbe ripiegato su se stessa mettendosi a
scimmiottare il proprio passato. Per fortuna il disco ha fugato questi timori,
e presenta una Avril Lavigne rinata, che propone un nuovo lato di se stessa
senza però tradire il suo passato e le sue caratteristiche.
Il disco inizia con Rock’n Roll un pezzo di Power Pop alla
Joan Jett che omaggia la vita ribelle e l’anticonformismo, con un ritornello
irresistibile ed un rude assolo di chitarra.
Here’s to Never Growing Up è una dichiarazione di intenti,
la voglia di non crescere mai, e omaggia chiaramente la sua prima hit Complicated.
17 è un pezzo nostalgico che parla di amori adolescenziali,
un poco stile The One that Got Away di Katy Perry, ma con un ritmo più
sostenuto ed un arrangiamento migliore
Bitchin Summer è un pezzo che sembra uscito da Let Go, altro
pezzo adolescenziale ed estivo,
Il trittico successivo è veramente di altissimo livello ed
inizia con Let Me Go, duetto con il cantante dei Nickelback, nonché neomarito
Chad Kroeger, una ballata possente e romantica, le voci di Avril e Chad si
fondono alla perfezione dando luogo ad una delle canzoni migliori dell’album.La
track successiva intitolata Give you What you Like è ancora più intimista, è una tenue
ballata, dagli accenti tra il country ed il psichedelico, la voce di Avril è
splendida e ascoltarla produce dei veri brividi.Non si fa tempo a tirare il
fiato che la voce profonda di Marylin Manson ci introduce a Bad Girl, il pezzo
più rock dell’album, ancora più trascinante di RocknRoll in cui la voce di
Avril sorretta da chitarre elettriche ci trasporta in una sorta di viaggio
infernale. Irresistibile!
La track successiva intitolata Hello Kitty ci sorpende ancora, seppure non in senso
totalmente positivo. Difatti è una stravagante excursus nella musica
techno/elettronica, un misto fra Kesha e PSY. Divertente ma dopo un paio di
minuti annoia.Il disco riprende quota con You aint seen Nothin Yet, un pezzo
pop/rock veloce e spensierato anche qui con un ritornello fantastico.
Meno convincente Sippin On Sunshine, altra summer songs che
scorre senza particolari emozioni.
Dopo un paio di passaggi a vuoto però il disco si risolleva
con un’altra tripletta.
La prima canzone della serie è Hello Heartache, che si apre con un
insolito coro, che ricorda quasi le colonne sonore dei film italiani anni 70
(c’è da scommetterci che piacerà a Quentin Tarantino) e prosegue con una
ritmica abbastanza veloce, per poi variare diverse volte nel ritmo e
nell’intensità. Veramente sorprendente.
Falling Fast è una canzone stile la Alanis Morrisette di
Jagged Little Pill splendidamente interpretata da Avril.
Il disco si chiude degnamente con Hush Hush, altra
bellissima ballata di pianoforte
In definitiva è un disco che non delude,e come i precedenti
lavori di Avril è un eccellente disco, anche se gli manca qualcosa ancora per
essere un capolavoro. Penso che un pezzo rock in più al posto di qualche summer
songs sarebbe stato meglio, e mi chiedo per quale ragione preferire una
stravaganza come Hello Kitty alla preannunciata Fly, una ballata a cui pare
Avril tenesse molto.
I pregi però sono molti di più, è un disco molto più vario
dei dischi precedenti, che soffrivano tutti (con l’eccezione di Let GO) di una
certa monocromaticità.
Ci sono almeno 4-5 canzoni che meritano di entrare in una
top ten delle migliori canzoni di Avril, la produzione è pressoché perfetta ed
alcune cose (la parte finale di Let Me GO, l’attacco di Bad Girl, la intro di
Hello Heartache) sono geniali. Infine Avril dimostra di essere una cantante coi
fiocchi, passando da un genere all’altro e dando spessore con la sua voce,
capace di passare dagli acuti più alti
e “rock”a toni bassi e intimisti con supefacente disinvoltura, alla sua
musica.
Forse questo disco non andrà in vetta alle classifiche, di
certo è destinato a rimanere a lungo nei nostri cuori.
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