giovedì 19 marzo 2020

I 20 dischi migliori degli anni 10

Con incredibile ritardo pubblico questa mia personalissima classifica. La numerazione non segue una scala di valori, ma è grosso modo cronologica, in realtà è piuttosto casuale, come in fondo deve essere. Difficile dire quale disco sia migliore, io ho scelto quelli che ritengo più importanti o semplicemente più gradevoli. Ne sono rimasti fuori parecchi ma bisogna fare pure una scelta..
E allora iniziamo...

1) Paul Weller- Wake up the nation. (2011)
Sul  buon Paul Weller ci sarebbe da scrivere un libro, ma mi limito all'indispensabile. Ovvero che è un vero genio, un genio in Italia totalmente o quasi ignorato, conosciuto soprattutto per le cose meno degne che ha fatto ovvero gli Style Council, un gruppo che proponeva un dignitoso soul-pop, un intelligente compromesso fra mercato ed Arte. Certamente con i The Jam aveva fatto cose migliori, ma le cose migliori le ha fatte dopo, come solista. Se ne volete la prova o volete fare un assaggio, questo disco è forse l'approccio migliore. Difatti in Wake up the Nation Paul con l'aiuto di diversi ospiti prestigiosi, in soli 40 minuti di musica suddivisi in ben 16 composizioni fa una summa di tutta la sua musica, non solo esplorando generi diversissimi tra di loro, ma addirittura divertendosi a mischiarli in modo imprevedibile e sempre gradevole. Rock anni 60, influenze psichedeliche, soul, RnB, folk, musica d'avanguardia, cabaret, elettronica, questo ed altro si può trovare in questo disco, un disco veramente sorprendente e bello, che dimostra che "sperimentare" non fa necessariamente rima con "annoiare".
2) Avril Lavigne -Goodbye Lullaby ( 2011)
Questo  è il disco più sofferto e maturo di Avril Lavigne, almeno fino ad Head Above Water (che difatti, merita anche lui la citazione in questa classifica). Un disco che sarebbe dovuto uscire 2 anni prima, ma fu ritardato perché la casa discografica lo riteneva troppo poco commerciale (si era nel periodo dell'esplosione del "fenomeno LadyGaga" e le pressioni sulle varie cantanti per uniformarsi al "nuovo talento"erano molto forti) Uscì nel marzo 2011 con solo
poche aggiunte od omissioni, sostanzialmente i singoli What the Hell e Smile. Il disco è come un viaggio nella vita e nei sentimenti della cantautrice di Toronto. Le note sognanti di Black Star introducono l'ascoltatore ad un percorso fatto di musica ed emozioni, dalla spensieratezza di What the Hell e Smile, alla nostalgia di Wish You were here, fino alla cupa malinconia di Remember When e Goodbye, ed il disco non può non finire con Alice, canzone scritta per il film di Tim Burton "alice in wonderland" che suggella un viaggio in un mondo incantato.

3) Bruce Springsteen  . Wrecking Ball (2011)
Diciamolo onestamente, il tempo passa per tutti e seppure i concerti di Bruce "the Boss" Springsteen continuino ad essere il miglior spettacolo di rock n roll sulla faccia del Pianeta Terra, a livello discografico questi anni 10 del ventunesimo secolo non sono certo il miglior periodo del'artista del New Jersey. Questo Wrecking Ball (che nulla a che vedere con la versione di  Miley Cyrus, è inutile specificare) scava nelle radici della musica americana come pochi hanno fatto e solo Springsteen sa fare. Il disco contiene quindi molto country, molto folk, ma anche una certa apertura verso la musica rithm and blues old style ovviamente. Un disco imperdibile, in sostanza, senza se e senza ma.


4) Katie Melua- Secret Simphonies
Ecco, per Katie Melua, potremmo fare lo stesso discorso, magari anche in modo più deciso, che abbiamo fatto per Paul Weller. Artista tanto brava quanto ignorata, in modo misterioso, direi. Ho tutti i suoi dischi, e non ce n'è uno che non sia almeno un buon disco. Questo Secret Simphonies è uno dei migliori, insieme al disco di esordio e a Winter.
Il  disco  è registrato con la partecipazione  della Secret Symphony Orchestra e segna un ritorno, seppure con qualche innovazione, alla musica che ha sempre caraterizzato Katie ovvero a quel pop sofisticato sporcato di blues e jazz . Gli arrangiamenti orchestrali giovano alla struttura musicale del lavoro,  che riesce a coinvolgere lo spettatore trascinandolo in atmosfere dolci e leggermente malinconiche che lasciano qualcosa nel cuore.

5) Tonight Alive - The Ocean (2012)
I Tonight Alive sono un gruppo punk-pop australiano, spesso ingenerosamente paragonati con i Paramore, con i quali condividono il banale fatto di avere una frontwoman e di proporre un rock veloce e sbarazzino, ovvero quella musica che è stata chiamata Pop-punk o emo o alternative.
In realtà i due gruppi sono ben distinti per vari motivi, ma se alcune somiglianze esistono nei dischi di esordio rispettivi, i lavori successivi marcano distanze importanti. The Ocean è il disco dove i 5 ragazzi australiani raggiungono la loro maturità artistica, staccandosi dal modello della musica Emo, tutta energia e poco altro. Pezzi aggressivi si alternano a brani molto più meditati, introspettivi e, spesso, quasi lirici.  I cinque canguri riescono così a creare un lavoro molto complesso, che guadagna (cosa rara nel genere) con gli ascolti, pur rimanendo nel complesso molto orecchiabile e "catchy". Un disco importante.

6) Diane Birch- Speak a little louder (2013)
Il primo disco di Diane Birch era un gradevole ripescaggio del soft rock anni 70. Questo Speak a little louder è invece come raggi di luce mattutini che si filtrano tra le fessure di una vecchia casa in qualche regione del sud degli Stati uniti, rischiarando per un attimo l'oscurità della notte, prima che si faccia giorno. Atmosfere stranianti e sognanti prima di un pomeriggio caldo e assolato. Da ascoltare

7) Queen of Stone Age-  Like Clockwork (2013)
 I QoSA sono forse uno dei pochi gruppi ancora sulla scena ad aver mantenuto vivo lo spirito del Grunge. In questo disco riescono ad offrire un valido campionario di un rock al contempo orecchiabile ma anche evocativo, tra i quali spiccano The Vampire of time and memory, My God is the Sun, I appear Missing, e la title track Like Clockwork in cui le atmosfere ricordano (un poco) addirittura i Pink FLoyd.

8)The Pretty Reckless - Going to Hell
The Pretty Reckless sono tra i gruppi più sottovalutati della scena attuale. Sarà perché la cantante è Taylor Mommsen, che aveva iniziato la carriera come attrice in un telefilm chiamato Gossip Girl per cui molti (sottoscritto compreso) hanno pensato ad un operazione stile Paris Hilton in chiave rock. Ma la Mommsen è una convinta rockettare, ed i Pretty Reckless cono da prendere sul serio, come dimostra questo album, che alterna rockettoni folli che fanno muovere i piedi a ballate decisamente riuscite che sclaldano il cuore. Certo ci sono citazioni da questo o quell'altro, ma non è un difetto, altrimenti bisognerebbe buttare a mare il 99% della musica rock (e non solo) degli ultimi 20 anni. Sebbene il successivo Who you selling for sia virgola più virgola meno, allo stesso livello,  ho una leggera preferenza per questo, poi è soggettivo, come al solito.

9) Manics Street Preachers - Rewind the Film 
I Manics sono un gruppo che ho seguito fin dai loro esordi agli inizi degli anni 90. Sono un gruppo maledettamente sottovalutato, capaci di capolavori (molti) e anche di cadute rovinose (poche). La Deluxe edition di questo disco che ho, è arricchita con quadretti artistici, ed è la rappresentazione iconografica di quello che è il disco. 12 quadretti d'autore, dai toni tranquilli e malinconici ma non rassegnati o tristi, con armonie dolci e qualche angolo di amarezza, come una giornata passata in un villaggio del Galles, in attesa che arrivi la pioggia e di una birra in un pub caldo.

10) Joe Jackson- Fast Forward (2015)
Joe è un altro personaggio assolutamente mitico ed unico nel panorama musicale britannico. Questo disco è un poco un riassunto di tutta la sua carriera, si va dal punk con una cover dei television, fino alle inflienze jazz e a quel pop, un poco rock, un poco soul, forse anche bllues, che è diventato il marchio di fabbrica dell'onnivoro e fantasioso compositore britannico. I testi sono some sempre ironici ed intelligenti, e Joe non rinuncia a dare il suo parere su tante cose, dal razzismo alle differenze culturali, sempre con quel pizzico di garbato anticonformismo che lo rende, in un mondo sempre più omologato dove le persone si dividono in fazioni contrapposte, una voce fuori dal coro, ma sempre estremamente intonato, con la musica, ma anche con  il cervello.

11) Katie Melua - In Winter (2016)
I dischi natalizi sono, generalmente, delle gran palle. Vero, ma ci sono delle eccezioni, come questo disco di Kate Melua, che riprende canzoni della tradizione dei paesi dell'Est (da cui proviene) mixandoli con le più consuete atmosfere anglosassoni.  Il risultato è eccellente, con coretti e melodie evocative e che scaldano cuore ed anima, ideale per passare una serata mentre fuori fa freddo (e magari nevica) con in mano una tazza di cioccolata bollente...

 


12) Avril Lavigne  Head Above Water (2019)
Lo so ho già messo un disco di Avril Lavigne, e rischio di essere ripetitivo. Ma credo che questo disco valga veramente di entrare in qualsiasi classifica di merito. Per due ragioni principali. In primis è un disco che viene dal cuore, o meglio dall'anima, e racconta, persino quando sembra parlare d'altro, di un cammino di guarigione, non solo fisica, dalla malattia. In secondo perché è veramente un bel disco, che ci restituisce un'artista nuova, con un approccio totalmente nuovo alla musica. Musica che viene dall'anima e parla all'anima, sempre per chi l'anima la conservi ancora.

13) Sarah Jarosz- Undercurrent (2016)
Sarah è un'artista tanto talentuosa e competente musicalmente quanto sconosciuta: la sua musica è puro folk americano, ma se pensate a qualcosa di noioso o antiquato siete fuori strada. Le sue song sono delicate composizioni musicali arrangiate con strumenti della tradizione folk e cantate con una voce suadente ed evocativa. I suoi dischi sono tutti molto belli, ma questo forse è il più bello. Se volete conoscerla potete inziare da qui. Mettete il Cd nel lettore, chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare.

 

14) Paramore-Paramore (2013)
Gruppo nato a metà degli anni zero, aveva già lasciato traccia di sè nei precedenti dischi: questo però, a mio avviso, è quello più completo e vario, in cui vengono conciliate nel modo migliore le varie anime musicali della band americana :quella pop  ( Still Into you) quella emo (Fast in my car), quella punk (Ignorance) quella religiosa (PArt II) e quella romantica (Hate to see your heart break) Per qualcuno questo è il disco del "tradimento". Per me è il disco della maturità.


15 Halestorm- Vicious (2018)
Band americana alquanto diversa da quelle che ascolto abitualmente, ma comunque molto interessante. Gli Halestorm propongono un solido hard-rock che affonda le sue radici nell'hard degli anni 70-80 ma anche nel poprock, insomma una specie di mix fra Black Sabbath, le Heart e i Fleetwood Mac, tanto per intenderci (e per citare gruppi di cui i nostri hanno proposto cover )
Black Vultures, Uncomfortabile, la bellissima e sensuale Do not disturb e la trascinanate Killing ourselves to death sono i migliori esempi del rock travolgente proposto dalla Band di Lizzy Hale, ma Heart of Novocaine e la finale The Silence ci ricordano quanto gli Halestorm siano abili con le ballate.


16) Sum 41 - Screaming Bloody Murder  (2011)
La band canadese capitanata da Derrick Whibley propone con questo disco una importante svolta musicale. Senza tradire la propria inclinazione punk rock il gruppo passa ad un tipo di musica più potente, massiccia, rinunciando a quelle cantilene un po' infantili e tipiche del punk più commerciale, non a caso definito Punk Pop. Questo nuovo approccio è perfetto per le tematiche di questo disco, decisamente più dark del solito, quasi un viaggio nell'orrore, sociale ma soprattutto personale, che riflette il difficile momento personale di Derrick. 14 canzoni che accompagnano l'ascoltatore in questo viaggio portandolo per mano attraverso melodie dolci e rilassate che si trasformano all'improvviso in ritmi forsennati e testi inquietanti, proprio come in una pellicola Horror. La summa si raggiunge nella lunga suite "a dark road to hell" composta da tre canzoni che alternano stili totalmente diversi anche all'interno del singolo segmento. Insomma un capolavoro senza se e senza ma, almeno per chi ama il rock viscerale e senza compromessi.

17) Subways- The Subways (2015)
Non tragga in inganno il titolo dell'album, non si tratta di un disco di esordio ma del quarto disco di questa solidissima band indie inglese. Indie è un termine che significa un po' tutto ed un po' niente, raggruppando musica sperimentale, musica sostanzialmente dance, rock psuedo intellettuale e rock puro e duro nello stesso calderone. Ovviamente e fortunatamente i The Subways appartengono a questa ultima categoria, un terzetto di ragazzi (due ragazzi ed una ragazza, per essere precisi) tanto giocherelloni e simpatici quanto competenti nel proporre una musica che si riaggancia al vecchio rock, quello che va dagli anni 50 agli anni 70, per intenderci, rimodernandolo di quel tanto che basta per non scadere nel banale o nel già sentito. Per il resto la formula è quella, ritmi veloci, ritornelli orecchiabli ed una cascata di sano divertimento rock'n'roll

 18) Sarah Packiam - Again (2015)
Sarah è una giovane, (in realtà neanche troppo) cantautrice, di origini irlandesi ma trapiantata a MIami, dove ha trovato evidentemente il suo posto ideale per proporre la sua musica ed anche collaboratori di prestigio , fra cui praticamente metà della band di Shakira (che Sarah presumo adori, visto che i suoi video casalinghi mostrano il poster della ragazza di Barranquilla nel suo salotto) ed in particolare il chitarrista/produttore Tim Mitchell. Ma Sarah ha uno stile personale che non ha tutto sommato molto a che vedere con quello della sua più celebre collega. Direi forse che il suo stile può essere avvicinato a quello di Sheryl Crow, da cui però la dividono un timbro vocale decisamente diverso e qualche influenza maggiormente "latina" o quantomeno caraibica ( e qui forse un filo di influenza shakiriana c'è). In ogni caso Sarah propone la sua musica con grand coraggio e determinazione, e presto o tardi il mondo si accorgerà di lei, perché il talento non le manca di certo. E questo disco lo testimonia in modo convincente.

19) Billy Bragg & Wilco - Mermaid Avenue vol 1-2-3
Questo disco è una raccolta di 3 cd usciti in realtà a partire dal 1999, ma essendo uscita nel 2011, non potevo non metterla. Si tratta di materiale preso dall'archivio di una vera leggenda della musica americana, ovvero nientepopodimeno che il mitco Woody Guthrie, e riarrangiato e musicato dai sopradetti ammodernandolo ma rispettandone il significato e lo spirito, cosa affatto facile. Il risultato è assolutamente stupefacente ed ammaliante, e riporta la musica del grande Guthrie ad una dimensione più moderna e attuale, permettendo alle nuove e nuovissime generazioni di conoscere lo sconfinato talento di questo artista protagonista di una epoca che non è più, ma che in questo modo possiamo ancora sentire a noi vicina, perché l'amore, la gioia, la tristezza, la rabbia, la lotta e l'orgoglio sono cose che non tramontano mai.

20) Jade Bird- Jade Bird (2019)
Dopo aver parlato del disco precedente mi è venuto spontaneo scegliere come chiusura questo disco. Ci sono altri dischi che potevano meritare la citazione, quello dei Of Monsters and Man, ad esempio, ma questo disco credo lo meriti di più per una semplice ragione, Questa ragazzina è veramente un grande talento, ed il suo disco, secondo me, è solo l'inizio di una grande carriera. Un disco dove, riprendendo il discorso di cui sopra, amore, disperazione e gioia trovano una loro espressione assolutamente valida a livello si compositivo che canoro. Un disco che, aldilà dei paragoni più o meno azzeccati con questa o quell'altra cantautrice, non può altro che colpire l'ascoltatore, mandandolo al tappeto e togliendoli tutte le certezze. Tranne una, quella sul talento di Jade Bird.


domenica 24 novembre 2019

Gabriella Cilmi- The Water Ep- recensione

Gabriella Cilmi è un'artista di cui abbiamo parlato di frequente, fin dall'esordio nell'ormai lontano 2008, con quello straordinario lavoro che è Lessons to be Learned. Non stiamo quindi a ricordare le sue vicissitudini. Ariviamo quindi al sodo: The Water è il nuovo lavoro della cantautrice italo-australiana, un Ep composto da sole 6 canzoni, che però, nonostante questo, si propone come uno dei dischi più interessanti di questo 2019. Le atmosfere sono decisamente blues, più ancora che soul, ed è decisamente un passo indietro e due avanti rispetto agli ultimi suoi lavori. Uno indietro, perché ritorna alle origini, due passi avanti perché più che ritornare alle sue origini musicali torna alle origini della musica blues e anche rock contemporanea: Bastano i 2 pezzi iniziali, Safe from Harm e Forgiveness, per far capire gli intendimenti di questo lavoro, ovvero blues blues e ancora blues. Poi arriva Ruins, che riporta un poco alle atmosfere pop rock di Lessons, con un suono che sarebbe quasi radiofonico, se le radio non fossero diventate le schifezze che sono diventate. La successiva The Water irrompe con una armonica a bocca ed un ritmo vivace,  disegnando un'atmosfera molto piacevole e rilassata. Keep on Keepin è un'altro brano che odora di wishky, sigarette e aria viziata di un qualche bar del Tennessee, splendidamente interpretato.
Ed infine Get yourself  Together, che è un piacevole incrocio fra blues e pop/rock, con la voce quasi sussurrata di Gabriella che sale nel ritornello in modo piacevole e trascinante.
In definitiva ci troviamo di fronte ad un eccellente lavoro sul piano della quaità, ma soprattutto un lavoro sincero, che rispecchia totalmente la passione e la visione artistica dell'artista, cosa estremamente rara di questi tempi- E difatti non pare che nessuno abbia troppa voglia di parlare di Gabriella Cilmi e di questo splendido lavoro.
Invece noi sì.
voto 9/10 (ma giusto per la scarsa durata, insomma... dai ! ...4 pezzi in più, non si potevano fare?)

venerdì 15 novembre 2019

Dischi: recensione di Jade Bird


Jade Bird è una giovane cantautrice inglese di cui abbiamo già parlato. IL suo disco d'esordio porta il suo nome, il che crea qualche problema er chi voglia recensirlo senza cadere in giochi di parole... Scherzi a parte, il disco è una piacevolissima per quanto tutt'altro che inaspettata sorpresa (quindi non è una sorpresa). Se volete farvi un'idea di che tipo di musica, o se preferiamo che tipo di approccio musicale, segua Jade potete pensare a cantautrici (lo so, non dovrei chiamarle così ma è quello che sono ) come Alanis Morrissette, Avril Lavigne o Sheryl Crow, e probabilmente qualche altra che mi sfugge. Tuttavia la giovanissima inglesina non assomiglia realmente a nessuna di queste (e a nessun'altra), Diciamo che ci sono dei punti in comune, la rabbia della prima Alanis, l'energia frizzante di Avril, ed una notevole completezza musicale (Jade suona chitarra e piano) che fanno ricordare Sheryl, seppure la musica di JAde sia decisamente meno "americana" di quella della Crow.
Il disco alterna pezzi più rabbiosi, di quelli da cantare a squarciagola, pezzi che magari iniziano in modo soffuso per poi esplodere in ritornelli incazzati quanto trascinanti (I get no joy e Love has all been done before sono due esempi di questo approccio) altre canzoni sono un poco (solo un poco) meno arrabbiate, e mixano dolcezza ed energia (in particolare Side Effects, a mio modo uno dei migliori pezzi, Infine altri pezzi sono decisamente più malinconici e calmi. In questa categoria rientrano quelle che io considero le perle del disco, ovvero 17 ( un brano di una bellezza quasi stordente) ed If I Die, ma anche, appena un pizzico sotto, la struggente My motto. L'impressione che si ha ad un primo ascolto è che Jade Bird sia soprattutto una cantante da urlo liberatorio, da schitarrata in sostanza che las sua cifra stilistica rientri nelle canzoni della prima categoria. In realtà ad ascoltarla con più attenzione, ci si rende conto che le cose migliori sono invece rappresentate dalle ballate tristi e malinconiche, siano di pianoforte o accompagnate da una chitarra acustica appena accennata. Per farla breve, siamo di fronte ad  un disco di  esordio di quelli importanti, pressapoco il migliore degli ultimi dieci anni, e sicuramente uno dei migliori dell'anno.
Di più. L'impressione è che siamo al punto iniziale di quella che potrebbe essere una carriera molto molto importante. Ovviamente il condizionale è d'obbligo di questi tempi in  cui il mercato discografico è, sotto molti aspetti, caotico ed inspiegabile, e la critica sembra aver rinunciato del tutto alla sua funzione (se mai l'ha avuta) di segnalazione dei lavori che vale la pena ascoltare.
Chi vivrà...ascolterà...
voto 10/10

venerdì 1 novembre 2019

The Struts Live- Recensione del Concerto al Fabrique di Milano 29 ottobre 2019

Il vostro umile re/censore si è recato a gustarsi il concerto che il gruppo inglese The Struts (vedi recensione del loro ultimo cd qui) ha tenuto al Fabrique di Milano.
Lasciatemi illustrare innanztutto la location dove si è tenuto il concerto. Il Fabrique è uno dei tanti luoghi "dismessi" e poi riadattati che popolano quella ex.citta industriale che viene chiamata Milano.
Ovviamente come molti di questi posti è un luogo piuttosto squallido (ma potrebbe essere peggio) per lo più destinato al transito di automezzi pesanti se non pesantissimi (diversi Corrieri Espressi o Ritardati hanno la loro dimora da codeste parti). Non è la prima volta che vado a vedere un concerto al Fabrique, quindi questo non è per me  una sorpresa, però questa volta il posizionamento del locale mi è parso più fastidioso delle altre volte e spiego il perché. Premesso che sono piuttosto comodo per arrivarci (imbocco la tangenziale alla Gobba e alla quarta o quinta uscita esco, insomma questione di un quarto d'ora e giusto perché sono una lumaca come autista altrimenti sarebbe meno) però vi sono alcuni problemi che emergono. Per trovare un parcheggio bisogna schivare i posteggiatori abusivi che ti vendono posti auto alla modica cifra di € 5 o 3 che comunque sia è un furto. Si può trovare un parcheggio gratuito su Via Mecenate, ma l'ho trovato almeno a 500/600 metri di distanza dal Fabrique. Quindi, una volta posteggiato, mi sono diretto verso l'edificio. Avevo capito che c'era più gente di quanto avessi previsto già solo per il fatto che non si trovava posto auto. Ma ecco che davanti al Fabrique vedo con mia sorpresa che c'è la fila per entrare, nonostante ormai siano quasi le 20.30 ed i cancellli sono stati aperti alle 19.00. Mi incammino seguendo una mamma molto fashion con figlia piccola anche lei molto fashion per arrivare all'inzio della coda. Ma questa non inizia 10 metri più in là, e nemmeno 20 e nemmeno 30...insomma arrivo fino al primo angolo e penso "vabbé c'è un po' di coda ma non è così terribile..." ma subito capisco che ho pensato male. La mamma fashion si ferma e dice alla figlia, "ma cosa vuoi che dicano ad una bambina piccola? ti faranno passare". Giusto e molto italiano, ancorché fashion, Mi ricorda i Mostri di Monicelli. Alla bambina non dicono niente, alla mamma magari che è una gran stronza, che dite? In ogni caso non sono una bambina piccola e nemmeno la mamma fashion  stronza per cui mi rassegno a proseguire per la via che fa da angolo, e cammino cammino e incomincio a pensare "quasi me ne torno a casa", ma anche no, ho il biglietto e a meno di non trasformarmi in bagarino è meglio proseguire. Finalmente arrivo alla fine di questa interminabile fila (che sarà in tutto penso almeno 150 metri) . Calcolo che tutto sommato in mezz'ora dovrei farcela ad entrare. Però quella via è veramente squallida ed è piena di Tir giganteschi che, seppure a passo d'uomo, ci sfiorano, e quindi penso di mettermi in salvo sul marciapiede. Allora dico ai due tizi dopo di me: "Certo che non ci facciamo mancare niente stasera, compresi i camion che cercano di investirci. " Uno dei due ride, l'altro no perché dev'essere uno di quelli troppo seri per ridere della battute del primo pirla che passa per strada (che sarei io, nella circostanza).
Faccio la mia paziente fila e ad un certo punto quando ormai sono quasi le 21.00 (The Struts dovrebbero iniziare alle 21.15) pensano di darsi una mossa e di separare quelli con già il biglietto da quelli che fanno la fila per comprarlo (Premio Darwin agli organizzatori del Fabrique, dopo l'invenzione della ruota e dello stuzzicadenti direi che questa è veramente un colpo di genio, ma quando cazzo mai si fa una unica fila? Come direbbero a Bolzano "malimort.....) Finalmente entro, evito il guardaroba(altri € 5) la birra fredda, vado alla toilette e mi posiziono astutamente nella zona centrale, dove ci sono alcuni scalini e gente della mia età, insomma posso vedere bene senza gente che mi salta sui calli.
Alle nove e mezzo minuto più o meno quando tutti i ritardatari ed i ritardati sono entrati, ecco che entrano gli Struts. Attaccano subito con Primadonna Like me, che è palesemente il manifesto poetico e la dichiarazione di intento del gruppo, e soprattutto del leader, come si vedrà per tutto il concerto.
Poi fanno  Body Talks, Kiss This e In Love with a Camera, e a quel punto mi chiedo" e cosa fanno adesso? hanno fatto le migliori, fanno i bis e se ne vanno?" In realtà il concerto è appena iniziato e prosegue con Fire, One night Only e via via ripercorrendo i loro due album . Fin dalle prime note si nota come la band sia una band vera, che sa stare sul palco, non sono musicisti geniali, scoprono più o meno l'acqua calda, ma sono molto solidi e  conoscono (soprattutto il cantante Luke) tutti i trucchetti del "vero rock"(compreso il "solo di chitarra" che sinceramente ho trovato un poco noioso) per ammaliare, trascinare e sedurre il pubblico, peraltro molto ben disposto a farsi ammaliare. Il repertorio non è vastissimo, e non sempre di qualità, ma loro scelgono il meglio e lo mixano con alcune cover, fra cui si segnala Dancing in the street, vecchissimo hit di Martha and the Vandellas, già coverizzato dalla coppia David Bowie-Mick Jagger nei favolosi anni 80'.
Come si è capito, Luke, il cantante è veramente quello che viene definito un animale da palcoscenico. Le sue movenze sono molto teatrali, il suo modo di stare sul palco è un mix fra il già citato Mick Jagger, Freddie Mercury e Robert Plant (e probabilmente altri 3 o 4 che non sto a citare) ma certo è efficace. Usa tutti i trucchi del mestiere per coinvolgere il pubblico, "e adesso alzate le mani, e adesso cantate con me, e adesso state seduti e adesso ballate" etc etc, insomma fa fare a tremila persone quel cazzo che vuole lui, e se non lo fai, ti senti un attimino una merda, giusto il tempo per capire che in fondo "it's only rock'n roll but I like it". Infine ringrazia il pubblico ricordando che pochi mesi fa a Milano ai Magazzini generali c'erano 700 persone e adesso ce ne sono più di "3 thousands fucking people" ad idolatrarli, cosa che deve riempire il suo ego di orgoglio narcisistico. Poi arrivano i "bis" dopo la solita pausa e si finisce con Somebody New, suonata e cantata al pianoforte da Luke (che, detto per inciso, sotto alle giacche sgargianti e alla teatralità istrionica il talento e la preparazione ce l'ha, eccome) seguita da Ashes e Could have been me per il gran finale dopo  quasi un'ora e tre quarti di concerto.
In definitiva un bel concerto, divertente, peccato per l'acustica a mio modo di vedere e sentire non ottimale, però, al di là dei limiti e dei difetti della loro proposta musicale, The Struts confermano le voci che li segnalano come una delle band da seguire Live, e credo che, chissà, magari la prossima volta ci saranno anche più di tremila persone a sentirli.



venerdì 25 ottobre 2019

The Struts: Young and Dangerous

Young and Dangerous è il secondo disco della band neo-glam The Struts. Devoti della musica glam rock e rock dei primi anni 70 gli inglesi The Struts denunciano le loro ascendenze musicali fin dai video e dal look esageratamente demodé. Questo secondo lavoro inizia con i fuochi d'artificio. I primi tre brani dell'album, difatti sono una vera scarica di energia e di adrenalina, fatta di tutto quel che fa(ceva) di un brano rock un brano rock ovvero energia, divertimento, riff assassini, voce potente e assoli messi al punto giusto, in aggiunta ad una forte sezione ritmica: Body Talks, In love with a Camera e, soprattutto,  Primadonna like Me accontentano tutte queste condizioni, ed aggiungiamoci anche i testi. che sprizzano narcisismo e vanità da tutte le parti. Forse il gruppo ha giocato tutte le sue migliori carte in questo inizio, per cui il resto del disco non pare sempre essere all'altezza, i pezzi sono tutti gradevoli, ma pochi si segnalano  particolarmente fra questi : Who I am? è un brano con chiari riferimenti al Funky e si stacca un poco dal resto: Fire è un brano piuttosto movimentato, con una classica struttura, ed un ritornello di quelli che ti fanno cantare, Somebody New è un brano dalle atmosfere più solenni ed un tocco di liricismo in più.  Non c'è molto da segnalare fino all'ultimo brano Ashes part 2 , dove, se l'omaggio alla maggiore fonte di ispirazione dei quattro, ovvero i Queen, è evidente, non si può negare dall'altro lato nemmeno l'efficacia e la bellezza del brano.
C'è ancora spazio per una piccola sorpresa ovvero Body Talks con la presenza della pop star Kesha, che si è diretta verso lidi musicali più rock dopo gli inizi decisamente leggerini. Questo duetto peraltro rende ancora più chiaro quella impressione che si ha durante tutto l'ascolto dell'album, ovver che i The Struts, pur rifacendosi a modelli rock, siano decisamente più pop di quanto loro stessi non vogliano confessare. Che poi è esattamente la stessa cosa che succedeva per i Queen a loro tempo, e che spiega il perdurare del loro successo a così tanti anni di distanza ed in un periodo in cui il rock vero, diciamo la verità, non va un granché di moda.
Tornando a Young and Dangerous è n definitiva un buon album, ma di certo non una pietra miliare. Tuttavia sarà interessante seguirli nella loro unica data italiana il 29 ottobre al Fabrique di Milano, per tastare il loro valore come gruppo Live.
8/10

domenica 13 ottobre 2019

Dane Birch: in it for the race

Tra i vari ritorni di questo periodo si segnala quello di Diane Birch, che si segnalò ormai 10 anni fa per l'interessante Bible Belt trascinato da brani qual Fools e Nothin but a Miracle. A questo seguì l'altrettanto interessante Speak a little louder.
 Succesivamente Diane, che sembrava destinata al ruolo di star, decise di proseguire come indipendente, una scelta coraggiosa ma difficile, e come spesso accade è rimasta un po' ai margini, nonostante l'ottimo "Nous" un Ep uscito solo 3 anni fa composto da 7 canzoni di grande intensità, son un approccio musicale quasi sperimentale (ma potremmo togliere il quasi).
E' quindi una piacevole sorpresa tornare a risentirla con il nuovo singolo (si dice ancora così?)
In it for the race, un brano che ci riporta verso quel tipo di sonorità che avevamo apprezzato soprattutto all'inizio della carriera musicale di questa straordinaria artista.
Non resta altro che aprire i padiglioni auricolari e godersi la musica.



giovedì 10 ottobre 2019

Salvati dal passato: Nena 99 luftballons


99 palloncini, cantava la giovanissima rocker tedesca Nena in pieni anni 80'. Una canzone che passava da toni dolci a momenti aggressivi e memorabili, intervallati anche da qualche intermezzo non propriamente riuscitissimo, e che ebbe uno straordinario successo ben oltre i confini tedeschi.. Nella versione inglese raggiunse addirittura la numero uno per tre settimane, e vendette centinaia di migliaia di copie negli USA persino nella versione originale tedesca, arrivando al disco di Platino.
La cosa straordinaria, e che molti ignoravano ed ancora ignorano, è che il tema di questa canzone non è una serata allegra al Luna Park, ma è in realtà la guerra atomica fra superpotenze. In effetti nella canzone si ipotizza che 99 palloncini, scambiati per armi segrete, diventavano il pretesto e la causa per un conflitto nucleare a causa delle improvvide decisioni di generali e politici
"99 ministri di guerra
Fiammifero e benzina
Pensavo fosse gente furba
Che già fiutavano un lauto bottino
Gridarono: GUERRA! e vollero potere
Uomo, avresti pensato
che saresti arrivato fino a questo punto
A causa di 99 palloncini" 


urla Nena nell'apice del ritornello

La musica si quieta prima di chiudersi su una nota decisamente malinconica

99 anni di guerra
Non lasciano posto per i vincitori
Non ci sono più ministri
né jet
Oggi mi faccio i fatti miei
Vedo il mondo  giacere in rovina
Ho trovato un palloncino
Penso a te e lo lascio volar via.

La canzone venne composta in un periodo di forti tensioni fra Est ed Ovest, caratterizzato dal dispiegamento di armi nucleari da entrambi i fronti. No si era mai stati così vicini ad un tragico conflitto nucleare che avrebbe realmente potuto cusare la distruzione del mondo. Per fortuna poi arrivò Gorbatchov, ma questa è un'altra storia (forse)

sabato 27 luglio 2019

I fell in Love with the Devil: i significati del nuovo video di Avril Lavigne

 Sicuramente I fell in Love with the Devil è uno dei pezzi più significativi dell'ulitmo disco di Avril Lavigne Head Above Water. Giustamente scelto come secondo (o terzo) singolo del disco, è accompagnato da un video che si segnala per la bellezza e ricercatezza delle immagini.
Ma c'è ben di più di qualche bella immagine patinata, e bastano pochissime visualizzazioni per capirlo, ma analizzare il video è molto più complesso, tuttavia è uno sforzo che può essere utile per una comprensione maggiore del video e per una sua valutazione più completa.
La canzone è preceduta da una intro che non c'è nel CD e riprende il bridge creando da subito una atmosfera sognante e dark al contempo. Le immagini iniziali mostrano una macchina nera di quelle usate dalle imprese funebri. Il conducente della macchina non è altri che Avril stessa vestita in modo molto elegante, quasi da vecchia signora.  La telecamera indugia su vari particolari, spesso correlati al testo. "reckless motions" corrisponde ad alcune immagini rallentate (che è precisamente il significato della frase), L'automobile passa su fogli di lettere che si sollevano prima di ricadere quando Avril canta "Orsacchiotti e lettere di scuse non sembrano rendere le cose migliori". Dopo un minuto circa vediamo cosa trasporta realmente l'automobile: si intravede una bara, ma ancora non sappiamo chi o cosa ci sia in essa. Dobbiamo aspettare il ritornello per scoprire che nella bara non c'è altri che Avril stessa, vestita di bianco. Quindi Avril sta seppellendo una parte di se stessa. Il vestito bianco intonato ai fiori della stesso colore stanno ad indicare l'innocenza di Avril stessa. "Mi sono innamorata del Diavolo, qualcuno mi salvi da questo inferno" Come specificato da Avril stessa si tratta di un simbolismo per indicare una relazione andata a male con una persona egoista e crudele,"il diavolo" del testo, per l'appunto.
Dopo il ritornello il video cambia prima ancora che di ambientazione, di vestiti. Ecco che vediamo Avril vestita con uno splendido vestito rosso, che non può altro che rappresentare la passione per questa persona che l'ha trascinata così in basso. Proseguendo nel video vediamo questa persona, "il diavolo" che ha fatto soffrire la cantautrice di Toronto, con il quale Avril intreccia una sorta di balletto molto sensuale. Tuttavia vediamo un altro personaggio, ovvero una quarta rappresentazione di Avril. ed è una trasposizione ancora più dark delle precedenti.
Avril è difatti interamente vestita di nero, quasi come una suora, e porta con sé un enorme crocifisso.
Ho fatto francamente fatica a capire quest'ultima rappresentazione e difatti l'ho trovata un poco ridondante. Credo però che il nero rappresenti la morte, o ancora il senso di colpa. Il crocifisso può essere uno strumento adatto a tenere lontano il Diavolo, e quindi la tentazione di ricadere in quella relazione tossica di cui ha parlato Avril nelle interviste.
Dopo il terzo minuto la canzone si interrompe (altra differenza con la versione del Cd) e si sentono come dei battiti di cuore, si rivedono un po' tutti i personaggi, o meglio le interpretazioni di Avril, tenendo lo spettatore col fiato sospeso su quale possa essere la risoluzione finale.
Il montaggio finale molto serrato non rende chiarissimo il dipanarsi degli avvenimenti, ma in sostanza la Avril- becchina rompe la bara dove è prigioniera, ma non ancora sepolta la Avril-innocente,.
Mentre la Avril vestita di rosso suona il pianoforte in una atmosfera sempre più da tregenda, vediamo come il Diavolo tentatore e la Avril nera si allontanino e svaniscano. Le ultime immagini ci mostrano Avril allontanarsi in controluce, ormai libera dalla relazione e dai suoi sensi di colpa, di nuovo in controllo delle proprie emozioni e dei propri sentimenti oramai liberati.
Un video sicuramente molto bello e fra i migliori che abbia mai visto, seppure in alcuni momenti mi pare che forse sia stata messa troppa carne al fuoco (infernale...). Dopo tante banalità che dobbiamo sorbirci un video così è veramente una boccata d'aria fresca, e fa anche piacere che sia una artista come Avril Lavigne a proporcelo, ovvero una ormai lontana dal grande giro ma che, forse anche per questo, riesce a proporre sempre (o quasi) qualcosa di interessante e non banale.
Spero solo che questo video abbia i riconoscimenti che certamente merita.

domenica 14 luglio 2019

Sum 41 Never there

Il gruppo canadese dei SUM41 è da tempo fra i migliori esponenti di quel genere che è stato definito Punk-Pop, ma direi che è fra i migliori gruppi rock in circolazione, come posso testimoniare avendoli visti dal vivo. In particolare gli ultmi 2 dischi  Screaming Bloody Murder e 13 Voices sono due veri monumenti alla musica rock-punk contemporanea. 
Ora tornano con varie canzoni che precedono il nuovo Order in decline, in uscita il 19 luglio, di cui avremo modo di parlare in futuro.
Il brano a mio avviso più coinvolgente fra quelli anticipati è questo "Never There",  una lunga ballata nella migliore tradizione del gruppo canadese.



lunedì 8 luglio 2019

Gabriella Cilmi Nuovo singolo

Correva l'anno 2008 ed una piccola e giovanissima australiana di origini italiane cantava una canzone dall'irresistibile ritornello che  recitava "Nothing Sweet about me ". Quella ragazza si chiamava Gabriella Cilmi, e arrivò in cima alle classifiche dei più importanti paesi con quella canzone e l'album che la conteneva, Lessons to be learned.
Quello stesso anno Gabriella trionfò agli ARIA, i premi discografici australiani, aggiudicandosi ben 5 premi. Due anni più tardi ci riprovava con Ten, un Cd che la mostrava con una nuova veste musicale, passando dal soul tinto di rock e blues del fortunato esordio ad una musica decisamente più pop e dance. Seppure il cd non fosse scadente, di certo deludeva le aspettative di chi pensava di aver trovato l'erede di Janis Joplin, a cui Gabriella si ispirava non troppo lontanamente. I risultati commerciali furono anche peggiori di quelli artistici. Poi la scelta di tagliare i ponti con la casa discografica, cercando una nuova purezza e spontaneità con un album, The Sting autoprodotto e senza i troppi compromessi  precedenti. I risultati artistici furono interessanti ma discontinui, e senza l'appoggio di una casa discografica il lavoro non ebbe il successo che meritava. Dopo un periodo con il gruppo fondato dal fratello ,gli All kings and Queen, ecco che Gabriella ci riprova con un nuovo (per ora) singolo, intitolato Ruins, he torna alle atmosfere di Lessons: soul emotivo e trascinante, sottolineato ed avvalorato da una voce che ha guadagnato con gli anni maturità.
Forse il successo di un tempo è irripetibile, ma questo brano merita davvero (più di) un ascolto.
Garantito.


domenica 7 luglio 2019

Islandesi di ritorno: Of monsters and Men

Of Monsters and Men è il nome di un gruppo alternative-indie islandese, che aveva ottimamente impressionato con il disco d'esordio My head is an animal. 
Un poco spariti negli  anni successivi eccoli di nuovo in ottima forma con questa Alligator (evidentemente hanno una predilezione per gli animali) che li vede in una veste decisamente più rock rispetto ai lavori precedenti, ma sempre con il loro sound particolare che crea atmosfere uniche ed eccitanti come pochi sanno fare.

domenica 12 maggio 2019

Nuove voci: Jade Bird

Prendete Avril Lavigne, mixate con Alanis Morrisette, aggiungete un goccio (o forse due) di Sheryl Crow, ed ecco che otterrete Jade Bird. giovanissima promessa della musica rock (o Pop-rock, se siete degli inguaribili puristi).
Nata ad Hexham il 1 ottobre del 1997, la giovane Bird ha imparato fin da bambina a suonare piano e poi chitarra, ha esordito con una serie di singoli (illustrati da relativi video) e ha fatto uscire un cd che porta semplicemente il suo nome.
Per capire la musica che fa ed il suo talento basta vedere i suoi video ed ascoltare le sue canzoni. Si parla molto di varie cantanti ma secondo me, nessuna mostra il talento e l'energia autentica della giovane inglese


martedì 9 aprile 2019

The Beaches: le nuove eroine dell'alternative Canadese

The Beaches sono un gruppo proveniente da Toronto, capitale dell'Ontario.
Le quattro ragazze si presentano con una classica formazione a quattro: batteria (Eliza Enman-McDaniel) chitarra (Kylie Miller) chitarra e tastiere (Leandra Earl) basso e voce (Jordan Miller).
Classica ma non troppo perché è effettivamente inusuale che la bassista canti, ma dal momento che a noi le bassiste ci sono sempre piaciute e troviamo sommamente ingiusto che la bassista sia sempre considerata l'ultima ruota del carro, ecco che no può non farci piacere una inversione di tendenza.
A parte questo il gruppo si caratterizza per una musica frizzante, energetica, che sa unire alcune asperità del rock e del punk con una leggerezza pop molto anni 60, senza tuttavia scadere nel già sentito. Insomma non sono delle semplici imitatrici di gruppi anni 60 o che si rifacevano agli anni 60 come Go Go's o Bangles.
Dopo un paio di Ep hanno esordito nel 2017 con l'album Late Show, e ora questo nuovo singolo Snake Tongue dovrebbe essere l'apripista per un nuovo lavoro. E suona dannatamente bene!