venerdì 11 luglio 2014

Shakira: la discografia rivisitata. Parte Seconda ed ultima

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Dopo una lunga promozione ed una lunga tourné Shakira dà vita a quello che è, fino ad allora, il progetto più ambizioso e rischioso mai affrontato: due dischi nello stesso anno, uno in inglese e l’altro in spagnolo.
E così che nel giugno del 2005, preceduto dal singolo “la Tortura”, esce il primo dei due dischi, in seguito denominati “gemellini”. Il disco si intitola Fijacion Oral (fissazione orale) ed è un ulteriore cambiamento rispetto alla musica “rockera” di DELL e LS. La fissazione orale di cui parla Shakira non è nulla di pornografico, come insinua la solita becera e superficiale critica, ma la fissazione che Shakira dice di avere per la bocca, lo strumento che usa per cantare, parlare, mangiare, baciare, insomma per comunicare e vivere. Dal punto di vista musicale il disco viene definito di “Pop latino, ma in realtà è molto di più. Nel disco troviamo pezzi di Reggaeton (la tortura) ballate soft rock (En tus pupillas, Dia especial) ballate electrorock (la Pared, Las de la intuicion) sperimentazioni elettroniche (Lo imprescindible) tenui ballate dal’atmosfera latina (Dia de Enero) Addirittura Bossa Nova (la magnifica Obtenir un Sì) e rock (Escondite Ingles). Le due canzoni migliori sono però la versione acustica di La Pared, in cui Shakira dà sfoggio di tutta la sua potenza e capacità canora, accompagnata dal solo piano del pianista Menendez, e No, una canzone nata dalla collaborazione con il “maestro” Gustavo Cerati, eccelso chitarrista argentino già mente e braccio del gruppo rock argentino Soda Stereo.
Il successo, seppure inferiore a quello strepitoso di Laundry Service (12 milioni di copie poi diventate 18) è considerevole, soprattutto nei paesi latini, in Messico vengono venute un milione di copie nel primo mese di uscita.
A Novembre esce il secondo capitolo, questa volta totalmente in inglese (è la prima volta, poiché LS conteneva alcuni brani in spagnolo) titolato Oral Fixation, ed è una nuova svolta.
In effetti in OF2 abbiamo forsa la Shakira più rock ed impegnata, un disco che sorprende anche la critica, oltre che il pubblico: in questo disco infatti le atmosfere latine di FO, presenti anche in LS oltre che nei primi dischi, cedono il passo ad una musica decisamente di stampo più anglosassone, anche se qui e là la “latinidad” di Shakira emerge.
Il disco, come dicevo pocanzi, è sorprendente, già a partire dai testi, che toccano in modo esplicito temi inprecedenza appena accennati: How do you do parla di religione, Timor è una denuncia, condita di ironia, della ipocrisia politica su cui si fonda la politica internazionale, Costume makes the clown (l’abito fa il monaco) parla delle maschere che indossiamo sulla scena sociale per compiacere gli altri, Animal City è una canzone sulla ipocrisia dei mass media e dello show business. Le altre sono canzoni d’amore , ma per nulla banali.
Musicalmente, come già detto, il disco è orientato maggiormente verso un tipo di rock contaminato con le influenze latine. Non a caso in Illegal troviamo Carlos Santana, che con il suo magico tocco impreziosisce la atmosfere romantiche del brano. Dont’ bother, Costumes makes the clown ,Hey you How do you do, sono tutti brani rock, Animal City è un misto di rock ed elettronica, con un tocco di musica messicana che crea un atmosfera quasi alla Morricone. Dreams for Plans, Your embrace e la già citata Illegal sono ballate stupende, a completare Something e The Day and the Time che non sono altro che En tu Pupillas e Dia Especial in versione inglese, già presenti su FO. Il pezzo più famoso è però Hips don’t lie, non compreso nella versione originale del CD. Difatti il disco non ebbe i risultati commerciali sperati, pur avendo ottime recensioni dalla critica. Shakira fece quindi uscire il singolo Hips don’t lie, con la presenza dell’ex membro dei Refugee Wycleaf Jean. La canzone doveva originariamente essere un singolo scritto per fare parte della colonna sonora dei mondiali del 2006 che si svolgevano in Germania, ma visto il grandissimo ed insperato successo (la canzone venne promossa sostanzialmente solo negli USA) fu aggiunta in un secondo tempo anche alla ristampa del CD, che così ebbe un rilancio nelle classifiche, raggiugendo le vendite del precedente CD in spagnolo. La canzone è un miscuglio di hip hop e cumbia, una musica tipica colombiana, e, pur essendo un singolo ballabile e senza grosse pretese artistiche, risulta molto gradevole ed originale, ragione del suo successo, diventando anche uno dei cavalli di battaglia delle esibizioni dal vivo della artista colombiana.
Nell’ottobre del 2009 esce l’ottavo disco di Shakira, intitolato She Wolf (La Lupa). La copertina ci mostra una shakira vestita, più che da lupa, da Vamp(ira). Un cambiamento di look notevole, che abbandona i vestiti sexy-rock della era di Laundry Service, ma anche quelli semplici con le scarpe da ginnastica e le magliette dell’era dell Fissazioni, per approdare ad un look molto più sexy (e banale) fatto di minigonne, tacchi vertiginosi, scollature, lustrini. Il cambio di Look corrisponde al cambio musicale, il rock ed il folk etnico vengono abbandonati per una musica che strizza l’occhio al suono da discoteca ed a quel pop commerciale, tra R&B e Dance, che sembra prevalere in quel periodo. Se la title track, scelta come singolo apripista, delude molti fans, il resto del disco non fa meglio. Tra i produttori figura Pharrel Williams, destinato a diventare il maggior esponente di questa branca musicale, ma la cui vena artistica mal si adatta a quella della cantautrice colombiana. I pezzi nati da questa collaborazione (in cui peraltro il contributo di Pharrel sembra decisamente maggiore che non quello di Shakira) risultano confusi, sbiaditi ed in definitiva mediocri. Long Time, Did it again, Why wait sono tutti brani trascurabili, ancora di più di She Wolf, omaggio alla disco plasticosa degli anni 70, fatta almeno con un certo gusto. Si salvano solo Gipsy, una ballata dagli accenti tzigani e influenze indiane, Mon Amour, un buon brano rock quasi alla No doubt, che sembra un  po’ fuori luogo nel disco, e Spy, altro duetto con Wycleaf Jean, che delude coloro che si aspettavano un Hips don’t lie number 2, ma che è in realtà un apprezzabile omaggio alla musica funky/soul degli anni 70, certo più originale del resto del disco. Se consideriamo il flop di vendite e che la stessa Shakira qualche mese dopo prenderà le distanze dal disco definendolo “un esperimento musicale che non la riguardava” e lasciando capire abbastanza chiaramente che la svolta musicale le era stata “suggerita” dalla casa discografica, possiamo definire She Wolf senz’altro il disco meno riuscito e personale dell’intera discografia.
 
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Già prima dell’uscita di She Wolf giravano voci che il disco in inglese sarebbe stato seguito da un disco spagnolo, di diversa impostazione musicale, impostato su musica folk colombiana. Il progetto viene confermato da Shakira durante i mondiali di calcio che si svolgono in Sud Africa nell’estate del 2010. Il disco dovrebbe essere una sorta ritorno alle origini. E così nell’ottobre del 2010, preceduto dall’inno dei mondiali Waka Waka, che si rivela essere un successo ben oltre le aspettative, e dal singolo estivo Loca, ecco uscire Sale el Sol. Il disco rappresenta un ritorno, seppure parziale, alle atmosfere musicali da cui Shakira è partita, però con anche umori musicali nuovi e diversi. E così, inframezzate a ballate rock come Sale el Sol, o a romantiche canzoni come Antes de la Seis o Lo Que Mas, trovano posti scatenati pezzi di merengue, come Addicted to You o la già citata Loca, o la cover di Islands del gruppo indie pop dei The XX, a pezzi reggaeton come Gordita, o ancora pezzi rock scatenati come Shakira non realizzava da tempo come Devocion e Tu Boca, ancora dovuti alla collaborazione con Gustavo Cerati, oltre che alla immancabile Waka Waka, qui riproposta in versione più rock, con chitarre in stile U2. IL risultato è un disco discontinuo ma molto gradevole e vario, che se anche non è al livello dei suoi migliori lavori non ne è nemmeno tanto distante, sicuramente è un disco che riavvicina a Shakira molti dei fan che, dopo il precedente disco, avevano iniziato ad allontanarsi da lei.
Nel marzo 2014 arriva il decimo disco per la cantautrice di Barranquilla, anch’esso lungamente atteso e rimandato a causa della gravidanza della bella colombiana, accasatasi con il calciatore spagnolo Gerard Pique, una relazione di cui i giornali, sportivi e di gossip, hanno parlato molto, ma che Shakira è riuscita a vivere con la discrezione e la misura che l’hanno sempre contraddistinta. Non solo ragioni personali hanno però inciso sul ritardo nella publbicazione dell’album, inizialmente previsto addirittura per l’autunno 2012, ma anche il cambio di direzione musicale, In effetti i rumors, poi confermati dalla stessa Shakira, parlavano di un disco orientato verso la techno e la dance in modo addirittura più deciso di quanto non fosse avvenuto con She Wolf. Dopo la gravidanza Shakira però cambia opinione, e fa capire che il disco invece sarà molto più rock che non dance. Preceduto dal singolo rock-reggae di I can’t remember to forget you, cantato insieme alla cantante barbarodegna Rihanna, esce il 25 marzo 2014 il disco intitolato semplicemente Shakira. Il disco risulta soddisfacente a metà. Se in effetti   da un lato le canzoni suonano, nel loro insieme, oneste e decorose, e se del disco “dance “ sono rimasti Dare (che doveva uscire come singolo già nell’estate 2012) e poco altro, dall’altro lato molte canzoni canzoni sembrano poco ispirate, difettano di personalità, come si evince dal fatto che ben poche canzoni portano la firma di Shakira e che moltesono scritte per intero da altri autori, autori molto distanti dal mondo musicale di Shakira.  Tra le canzoni migliori figurano il già citato duetto con Rihanna, Medicine, un duetto con il cantante country Blake Shelton, Cut me Deep , un pezzo dalle chiare influenze reggae, scritto dal gruppo canadese dei Magic!, 23 dolce ballata dedicata al suo nuovo amore, e la travolgente Loca por ti, magistrale riadattamento di Boig por ti, canzone originariamente scritta in catalano e facente parte del repertorio della rock band catalana Sau. Le restanti canzoni sanno, chi più o chi meno, di già sentito, e potrebbero tranquillamente essere cantata ora da Jennifer Lopez, ora da Avril Lavigne, ora da Katy Perry o magari Florence Welch, o magari Miley Cyrus…insomma mancano di quel particolare umore latino  di quella sorta di pop/rock/latino/world/folk  che ha sempre contraddistinto la musica di Shakira rendendola qualcosa di unico nel panorama musicale: possono piacere, ma non incantano.

Alcune frasi dette da Shakira nelle ultime settimane hanno fatto pensare ad un nuovo disco in spagnolo, ma niente si sa di questo progetto, se si tratta di canzoni del tutto nuove o di traduzioni di questo disco, quale sarà la direzione musicale del disco. L’unica cosa che posso augurarmi è che Shakira ritrovi l’ispirazione che ha avuto fino al 2006 e che poi, nel tempo, ha lentamente perso.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

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pablito ha detto...

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